Clima, oltre 1,5 °C: l’overshoot non deve diventare una resa

L’Aia, Paesi Bassi. La “Marcia per il clima” del 27 settembre 2019 denunciava l’inazione dei governi sul fronte crisi climatica

L’Onu avverte: supereremo la soglia fissata dall’Accordo di Parigi. Ma il report dell’Unep “Limiting Overshoot” non vuol comunicare che “non c’è nulla da fare”, anzi spinge a una maggiore azione. La differenza, quindi, non è tra “1,5 °C o nulla”. È tra un overshoot contenuto e temporaneo e un riscaldamento molto più elevato e prolungato

Un nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), Limiting Overshoot – Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return, pubblicato il 2 settembre, prende atto di una realtà scomoda: il superamento di 1,5 °C di riscaldamento globale è ormai considerato inevitabile. Ma il rapporto aggiunge una considerazione altrettanto importante: ciò che accadrà dopo dipende ancora dalle nostre scelte. Più basso sarà il picco della temperatura e più breve sarà la permanenza sopra 1,5 °C, minori saranno i rischi per persone, ecosistemi ed economie.
L’overshoot, dunque, non deve diventare un argomento per arrendersi, ma una ragione per accelerare l’azione.

Perché proprio 1,5 °C?

Per capire che cosa significhi overshoot occorre chiarire perché proprio 1,5 °C sia diventato il riferimento centrale della politica climatica internazionale. L’Accordo di Parigi, adottato nel 2015 nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, stabilisce l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, perseguendo gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C.
Quel valore non è una soglia magica oltre la quale il sistema climatico cambia improvvisamente stato. È piuttosto un livello di rischio, individuato dalla comunità internazionale sulla base delle evidenze scientifiche. Ogni frazione di grado conta: con l’aumentare della temperatura crescono progressivamente i rischi di eventi estremi, perdita di ghiaccio e ghiacciai, innalzamento del livello del mare e danni agli ecosistemi, all’agricoltura e alla salute. Non esiste quindi un confine netto tra un clima “sicuro” a 1,49 °C e uno “pericoloso” a 1,51 °C. Esiste una progressione del rischio. E proprio per questo 1,5 °C non deve essere interpretato come un punto di non ritorno.

Un anno sopra 1,5 °C non significa che l’Accordo di Parigi sia già fallito

C’è però una distinzione fondamentale. Il riferimento è al riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale, convenzionalmente 1850-1900, e non alla temperatura di un singolo anno. Nel 2024, per esempio, la temperatura media globale ha superato per la prima volta in un singolo anno 1,5 °C rispetto al periodo preindustriale. Ma questo, da solo, non significa che l’obiettivo dell’Accordo di Parigi sia stato formalmente superato: un singolo anno può essere influenzato anche dalla variabilità naturale, come durante un forte El Niño. Per valutare il riscaldamento di lungo periodo si utilizzano invece periodi molto più lunghi. L’Ipcc esprime normalmente i livelli di riscaldamento globale attraverso una media ventennale: in termini semplici, si considerano le anomalie della temperatura media globale rispetto al 1850-1900 e se ne calcola la media su 20 anni. Questo riduce l’influenza delle oscillazioni naturali da un anno all’altro. La Wmo utilizza inoltre metodologie e dataset diversi per stimare il livello di riscaldamento di lungo periodo, tenendo conto delle incertezze. È quindi possibile avere anni sopra 1,5 °C prima che il riscaldamento medio di lungo periodo abbia stabilmente superato quella soglia.

Che cos’è allora l’overshoot?

L’overshoot descrive una traiettoria nella quale il riscaldamento supera temporaneamente 1,5 °C, raggiunge un picco e successivamente diminuisce. In teoria: 1,4 °C → 1,6 °C → 1,8 °C → 1,7 °C → 1,5 °C. Il rapporto Unep descrive questa dinamica come una sequenza di superamento, picco, declino e successiva stabilizzazione. L’obiettivo è fare in modo che il superamento sia il più contenuto e breve possibile. Ma per far diminuire la temperatura non basta raggiungere lo zero netto delle emissioni. Il net zero consente sostanzialmente di stabilizzare il riscaldamento; per ridurlo occorrono, per un certo periodo, emissioni nette negative, cioè rimuovere dall’atmosfera più gas serra di quanti ne vengano emessi.

Il ritorno a 1,5 °C non può diventare una scusa

L’idea che possiamo superare 1,5 °C e poi semplicemente “rimuovere il carbonio” dall’atmosfera è pericolosa. Le tecniche di Carbon Dioxide Removal (Cdr) possono contribuire alla soluzione, ma non possono sostituire la drastica riduzione delle emissioni alla fonte. La sequenza deve essere chiara: ridurre rapidamente le emissioni, raggiungere lo zero netto, limitare il picco e, successivamente, utilizzare le emissioni nette negative per favorire il ritorno verso 1,5 °C. Il problema è che il Cdr presenta ancora importanti incertezze sulla scala raggiungibile, sui costi, sulla permanenza dello stoccaggio e sugli effetti su terra, acqua e biodiversità. Il principio dovrebbe quindi essere semplice: prima eliminare le emissioni, poi utilizzare la rimozione del carbonio per ciò che non è possibile eliminare e, eventualmente, per ridurre il riscaldamento dopo il picco.

emissioni climalteranti prodotte da un'industria

Dobbiamo mostrare una via d’uscita

È proprio qui che, a mio avviso, il rapporto Unep lascia spazio a una riflessione importante. Il documento descrive con grande chiarezza il buco nel quale ci siamo cacciati, ma dedica meno attenzione di quanto sarebbe necessario a mostrare altrettanto chiaramente la via per uscirne. Il riferimento alla necessità di un vero phase-out dei combustibili fossili è relativamente marginale, mentre avrei voluto trovare un’analisi più approfondita delle traiettorie di riduzione delle emissioni nei diversi settori dell’economia. Il rischio è che un rapporto centrato sull’overshoot, se non accompagnato da un messaggio altrettanto forte sulle trasformazioni necessarie, venga interpretato come una “call to apathy” anziché come una “call to arms”. È il punto sollevato da Bill Hare, amministratore delegato di Climate Analytics ed esperto di lungo corso dell’Ipcc, nella sua reazione al rapporto.

Ma non è questa la conclusione da trarre. Le traiettorie future restano profondamente diverse. Lo scenario più ottimistico analizzato da Unep porta il picco a circa 1,8 °C, mentre altri percorsi arrivano a livelli superiori. La differenza dipenderà dalla velocità e dalla profondità con cui ridurremo le emissioni nei prossimi anni. La differenza, quindi, non è tra “1,5 °C o nulla”. È tra un overshoot contenuto e temporaneo e un riscaldamento molto più elevato e prolungato.

Ogni decimo di grado conta

Tornare eventualmente a 1,5 °C non significa cancellare ciò che è accaduto durante l’overshoot. Una maggiore temperatura di picco significa più fusione dei ghiacciai, maggiore innalzamento del livello del mare, maggiori rischi per gli ecosistemi e una maggiore probabilità di superare soglie oltre le quali alcuni cambiamenti diventano difficilmente reversibili.
Per questo la vera domanda non è soltanto se supereremo 1,5 °C, ma quanto lo supereremo, per quanto tempo e quanto rapidamente riusciremo a ridurre nuovamente il riscaldamento.

Un mondo che raggiunge 1,6-1,7 °C e poi torna verso 1,5 °C è molto diverso da uno che raggiunge 2,5 o 3 °C e vi rimane per decenni. Per parlare seriamente di ritorno a 1,5 °C dobbiamo quindi continuare a parlare, come ha fatto con chiarezza il Global Environment Outlook 7 dell’Unep, di uscita dai combustibili fossili, elettrificazione, energie rinnovabili, efficienza, trasformazione dei sistemi industriali e dei trasporti, riduzione del metano e cambiamento dei sistemi alimentari e di uso del suolo. La rimozione del carbonio potrà aiutare. L’adattamento sarà indispensabile. Ma nessuno dei due può sostituire la cosa più importante: smettere rapidamente di aggiungere gas serra all’atmosfera. Il messaggio dell’overshoot non dovrebbe essere “1,5 °C è ormai perso”. Dovrebbe essere molto più esigente: se il superamento è ormai probabile, dobbiamo fare tutto ciò che è ancora possibile per renderlo limitato, breve e reversibile.

Leggi anche: “L’Onu avverte: supereremo il limite di 1,5 °C”