In Italia rallenta la transizione. ECCO: nel 2025 installati 7 Gw di nuove rinnovabili, ne servirebbero 10

Secondo il Progress Report sul Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec), redatto annualmente dal Think tank Ecco, l’Italia rischia di mancare gli obiettivi europei al 2030 su energia, emissioni climalteranti e decarbonizzazione. Speso solo il 45% del Pnrr

Nonostante l’avvicinarsi del 2030, la transizione energetica in Italia rallenta. Nel 2025 le emissioni di gas serra sono tornate a crescere, di circa 9 milioni di tonnellate di CO2 rispetto all’anno precedente. Sono stati installati circa 7 gigawatt (Gw) di nuove fonti rinnovabili, a fronte dei 10 Gw annui necessari al raggiungimento del target al 2030 del Pniec. Manca inoltre una strategia di abbandono del gas. È quanto emerge dal Progress Report sul Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec), redatto annualmente da Ecco, il think tank italiano per il clima, che mostra l’andamento della transizione del Paese nei vari settori.

Per rispettare gli impegni europei al 2030, l’Italia deve ancora ridurre le proprie emissioni di circa 95 milioni di tonnellate di CO2 rispetto ai livelli del 2025: un quarto delle emissioni del Paese, da tagliare in cinque anni.

Con l’attuale ritmo di riduzione delle emissioni, l’Italia rischia di mancare gli obiettivi europei. Secondo le proiezioni Ispra, tra il 2021 e il 2025 l’Italia ha già accumulato un eccesso per circa 30 milioni di tonnellate di CO2, destinato a salire a 39 entro il 2030. Questo può comportare un rischio di spesa stimato tra 3,8 e 5,7 miliardi di euro per l’acquisto di diritti di emissione. Il rapporto evidenzia anche che in Italia manca una vera strategia di abbandono del gas, passo necessario per l’obiettivo di neutralità climatica al 2050. Al contrario, scelte di investimento mostrano il protrarsi della dipendenza oltre il 2030, con la prospettiva di metanizzazione della Sardegna che si concluderà non prima del 2033. Decisioni come il rinvio dell’uscita dal carbone al 2038 mandano inoltre un segnale incerto agli investitori.

La domanda italiana di gas rimane inferiore di 11,2 miliardi di metri cubi rispetto al livello del 2019. Nonostante il lieve aumento del 2025, in cui i consumi sono tornati a salire (+2,1%), trainati dalla produzione termoelettrica (+7,2%), il settore mostra una tendenza strutturale alla riduzione della domanda.
Gli incentivi alla decarbonizzazione dell’industria, tuttavia, sono frammentati e di breve periodo, senza una strategia che sostenga investimenti e costi operativi in un contesto di forti pressioni internazionali sui prezzi dell’energia e sulla competitività. Sulle tecnologie della transizione (idrogeno rinnovabile, biometano, cattura e stoccaggio del carbonio), l’Italia resta molto lontana dagli obiettivi 2030, nonostante i nuovi strumenti di sostegno.

 

E a pesare sul sistema, secondo Ecco, tante altre criticità:

  • i tempi ancora troppo lunghi delle autorizzazioni e la saturazione virtuale della rete frenano le rinnovabili;
  • lo squilibrio tra i prezzi dell’elettricità e quelli delle fonti fossili, come il gas, che ostacola l’elettrificazione dei consumi (l’Italia è tra i Paesi europei con il più alto rapporto tra il costo dell’elettricità e del gas);
  • nel 2025 l’energia rinnovabile prodotta ma persa per curtailment, cioè per i distacchi sulle reti di alta e altissima tensione, è salita a circa 802 gigawattora (GWh), più del doppio del 2024;
  • nel settore domestico l’elettricità paga tasse e oneri quattro volte superiori rispetto al gas. Nei settori industriali, del commercio e dei servizi il divario è circa venti volte;
  • il Pnrr si chiude con solo il 45% dei fondi per la transizione effettivamente spesi. Dei 18,2 miliardi di euro incassati dalle aste Ets tra il 2012 e il 2024, solo il 9% dei proventi è andato a misure per il clima, secondo le rendicontazioni pubbliche;
  • del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica, sono stati utilizzati solo 18 milioni di euro su 284 disponibili;
  • la quota di rinnovabili termiche nel settore edilizio è ferma da 5 anni, e la Direttiva Case Green non è ancora stata recepita e il Conto Termico ha esaurito i fondi annuali in un solo mese;
  • sulla mobilità, gli incentivi dedicati all’elettrico hanno portato le immatricolazioni al 9% tra la fine del 2025 e il 2026, contro il 22% della media europea;
  • al 2030 il Pniec (il piano nazionale dell’energia) prevede 4,3 milioni di auto elettriche, ma ad agosto 2026 ne circolavano 445 mila, un decimo dell’obiettivo;
  • i trasporti sono il primo settore per emissioni in Italia, oltre il 30% del totale. Ma secondo Ecco, le risorse oggi disponibili per decarbonizzarlo sono poche, e disperse tra più tecnologie.

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