La scomparsa di Tinto Brass, morto il 4 novembre 2026 all’età di 93 anni, ha riportato alla memoria alcune delle pagine più controverse e affascinanti del cinema italiano. Tra le attrici che hanno condiviso con lui un percorso artistico importante c’è anche Stefania Sandrelli, protagonista di uno dei suoi film più celebri, La chiave del 1983. Un’esperienza che avrebbe potuto trasformarsi in un momento particolarmente difficile, ma che finì per dare vita a un rapporto di fiducia e a un’amicizia durata oltre quarant’anni.
In un’intervista concessa a Repubblica, l’attrice ha ricordato il suo primo incontro con il regista, raccontando un episodio decisamente particolare: una sorta di sfilata senza vestiti all’interno di un negozio di biancheria intima. Un gesto che potrebbe sembrare una provocazione, ma che per Sandrelli rappresentò soprattutto un modo per superare le proprie insicurezze e affrontare un ruolo molto diverso da quelli interpretati fino a quel momento. All’inizio, infatti, Stefania Sandrelli aveva paura di lavorare con Tinto Brass e prima di conoscerlo personalmente, aveva ricevuto descrizioni poco rassicuranti sul suo carattere e temeva di trovarsi davanti a un uomo autoritario, incapace di rispettare la sensibilità delle attrici. Per questo si era preparata persino all’eventualità di dover reagire con fermezza a qualche comportamento sgradevole.
La realtà, però, si rivelò completamente diversa. Sandrelli scoprì un regista attento, capace di accompagnarla anche nelle situazioni più delicate e di farla sentire protetta davanti alla macchina da presa. Un aspetto fondamentale, soprattutto considerando la natura delle scene previste dal film. Il momento che cambiò tutto arrivò durante una prova in un negozio di intimo nel centro di Roma, nei pressi del cinema Capranica. Insieme a Brass erano presenti la moglie Carla Cipriani, conosciuta come Tinta, e Giovanni Bertolucci, produttore della pellicola. Fu proprio in quell’occasione che Sandrelli decise spontaneamente di togliersi tutti i vestiti e mostrarsi ai presenti, quasi come una modella durante una sfilata.
Non si trattava di una scena prevista dal copione, ma di una scelta personale con cui l’attrice voleva affrontare direttamente l’imbarazzo e prendere confidenza con la propria nudità. Quel gesto contribuì a rompere la tensione iniziale e a costruire un’intesa destinata ad accompagnarli durante tutta la lavorazione. La chiave, uscito nel 1983, rappresentò una svolta nella carriera di Tinto Brass, contribuendo a definire quella stagione cinematografica che avrebbe reso il regista uno dei nomi più riconoscibili e discussi del cinema erotico italiano. Ispirata all’omonimo romanzo dello scrittore giapponese Jun’ichirō Tanizaki, la pellicola trasferiva la vicenda nella Venezia del 1940, raccontando un matrimonio attraversato da desideri inespressi, gelosie e giochi di seduzione.
Al centro della storia c’era Teresa, interpretata proprio da Sandrelli, accanto a Frank Finlay nel ruolo del marito Nino. Il film suscitò scalpore per le numerose scene di nudo e per la rappresentazione esplicita della sessualità, ma ottenne anche uno straordinario successo commerciale. Un risultato che sorprese persino i protagonisti e che Sandrelli ricorda ancora oggi con orgoglio. L’attrice, tuttavia, respinge l’idea che La chiave fosse un film costruito esclusivamente per soddisfare lo sguardo maschile. Secondo la sua interpretazione, Brass utilizzava l’erotismo e l’ironia per mettere in evidenza soprattutto le contraddizioni e le debolezze degli uomini, lasciando ai personaggi femminili una consapevolezza spesso superiore.
Anche la decisione di mostrarsi senza vestiti aveva per lei un significato preciso. Sandrelli non voleva rappresentare un ideale di perfezione fisica, ma mostrare il corpo di una donna adulta, con i cambiamenti e le imperfezioni che il passare del tempo porta inevitabilmente con sé. Una scelta di libertà personale che, a distanza di oltre quarant’anni, continua a rivendicare senza rimpianti. Il successo della pellicola avrebbe potuto garantirle anche guadagni superiori. Giovanni Bertolucci le propose infatti una partecipazione agli incassi, ma Sandrelli preferì ricevere il compenso concordato, senza scommettere sugli eventuali risultati commerciali del film.
Nonostante l’ottima esperienza, l’attrice non tornò a lavorare con Brass. Il regista le offrì altri ruoli, ma nessuno dei progetti successivi riuscì a convincerla quanto La chiave. Questo, però, non compromise il loro rapporto personale, rimasto solido nel corso dei decenni. Stefania Sandrelli ha raccontato anche l’ultimo incontro con il regista, avvenuto circa un anno e mezzo prima della sua scomparsa, durante una festa di compleanno nella sua abitazione sulla Cassia, a Roma. Un’occasione nella quale ritrovò l’uomo ironico e affettuoso che aveva conosciuto tanti anni prima.
Il ricordo più vivido è quello del suo immancabile sigaro, un dettaglio che per l’attrice rappresenta ancora oggi la personalità anticonformista e il senso dell’umorismo del cineasta. A rimanere, oltre ai ricordi e all’affetto, è soprattutto la consapevolezza di aver condiviso un’esperienza cinematografica irripetibile. Perché dietro le provocazioni e gli scandali che hanno accompagnato il cinema di Tinto Brass, Stefania Sandrelli conserva l’immagine di un regista che seppe darle la sicurezza necessaria per affrontare una delle interpretazioni più coraggiose della sua carriera.
L’articolo Stefania Sandrelli ricorda Tinto Brass e svela un retroscena sorprendente: “All’inizio avevo paura di lui” proviene da ScreenWorld.it.
