Papa Francesco e l’impegno per il clima: il documentario

Si intitola “Earth4All e il mondo di Francesco” e ripercorre l’incontro tra il Pontefice e un gruppo di economisti, scienziati e attivisti in occasione della Giornata dell’Ambiente. L’intervista a Daniele Moretti, autore del reportage insieme a Riccardo Luna

Papa Francesco sarà a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dall’1 al 3 dicembre per l’apertura dei lavori della Cop 28, la Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici organizzata dalle Nazioni Unite. Nel dare la notizia L’Osservatore Romano parla dell’“ultimo gesto di Francesco per promuovere il dialogo e arginare la dilagante cultura dello scarto e la sua logica dell’usa e getta, che giustifica qualsiasi tipo di rapporto utilitaristico con l’uomo e l’ambiente”.

Un impegno non nuovo quello del Pontefice, come testimoniano l’Enciclica Laudato si’ del 2015 e la più recente Esortazione apostolica Laudate Deum. Tra le ultime azioni pubbliche di Papa Francesco a sostegno della causa ambientalista c’è stato lo scorso 5 giugno, in occasione della Giornata dell’Ambiente, anche il suo incontro con nove leader internazionali nella lotta per il clima riuniti in “Earth4All”, progetto che raduna economisti, scienziati e attivisti promosso dal Club di Roma, dall’Istituto Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico, dal Centro di resilienza di Stoccolma e dalla Norwegian Business School. A ricostruire quell’incontro è ora il documentario “Earth4All e il mondo di Francesco”, prodotto da Sky TG24 in collaborazione con Gedi e firmato da Daniele Moretti e Riccardo Luna, con la regia di Flavio Maspes. Il documentario va in onda in prima visione mercoledì 29 novembre alle 21su Sky TG24 e su Sky Nature alle 22.15, e il 30 novembre novembre in streaming su NOW e Repubblica.it. Ne parliamo con Daniele Moretti, vicedirettore di Sky TG24.

Che ruolo si è ritagliato il Pontefice in quell’atteso incontro e qual è, più in generale, il suo peso nella sfida climatica che abbiamo di fronte?

Daniele Moretti
Daniele Moretti

Lo scorso 5 giugno il Papa ha incontrato i rappresentanti di “Earth4All”, un progetto che beneficia anche della firma importantissima di Johan Rockström, lo scienziato che ha elaborato la teoria dei planetary boundaries (i confini planetari, ovvero il quadro che descrive i limiti agli impatti delle attività umane sul sistema Terra, ndr). Il documentario racconta proprio le 48 ore in cui questo gruppo di persone formato da economisti, scienziati e giovani attiviste si è prima preparato per l’incontro e ha poi avuto un confronto con il Papa. Il ruolo che il pontefice ha avuto in questa occasione è stato di incoraggiare queste persone a continuare nel lavoro fatto finora, in virtù di una sostanziale consonanza di obiettivi e di pensiero. In particolare l’Enciclica Laudato si’, poi rafforzata dal lancio dell’Esortazione apostolica del 4 ottobre scorso, ha al centro il richiamo alla cura del creato e delle persone che ci abitano. Questo appello trova dei punti di contatto con gli schemi economici e le soluzioni proposti dal progetto “Earth4All”. Uno degli elementi che accomuna i due approcci è l’attenzione alla giustizia sociale.

L’impegno del Papa per la causa climatica in questi anni si è manifestato anche attraverso appelli forti, come quelli per la tutela dell’Amazzonia e dei diritti dei popoli indigeni che la abitano. Quanto il Pontefice può far valere il suo peso nel confronto con quelle potenze globali che per forza economica e produttiva e impatto energetico incidono di più sugli equilibri ambientali e climatici del Pianeta?

Il nucleo centrale dell’Enciclica Laudato si’ aveva posto particolare attenzione al concetto dell’ecologia integrale, mettendo insieme l’aspetto della salute del pianeta e quello della salute di chi la abita. Con l’Esortazione apostolica si fa un passo in avanti cercando di mettere la giusta pressione sui decisori politici. In questo senso va letto l’incontro del Papa con gli scienziati di “Earth4All” che da sempre si occupa di trasformazioni economiche proponendo delle soluzioni concrete. L’impegno di uno stakeholder come la Chiesa Cattolica, con una enorme capacità di aggregazione e di parlare a così tanti giovani, è un segnale che sicuramente fa ben sperare. Il fatto che il Papa stia facendo di tutto per andare alla Cop28 di Dubai è evidentemente il segnale di una volontà di intervento, la volontà di fare pressione da parte di uno stakeholder che sa di avere un peso specifico e lo vuole far valere.

  C’è un messaggio chiaro che emerge sia dagli appelli del Papa che da quelli di “Earth4All”: per il bene di questa causa non è funzionale ricorrere al catastrofismo bensì puntare su un sistema multidisciplinare. Perché?

 Il catastrofismo non è la strada da seguire, lo dimostrano anche gli studi. Il catastrofismo non porta ad altro che al disengagement, dunque al disimpegno delle persone che finiscono con il pensare che non ci sia più niente da fare. L’approccio multidisciplinare e corale dalle rispettive angolazioni da parte di ciascuno stakeholder – i decisori politici, il mondo del business, la comunità degli scienziati e l’agone dell’attivismo – è la rappresentazione dell’unica strada possibile per risolvere la crisi climatica e, in generale, per equilibrare il nostro rapporto con l’ambiente. È infatti il sistema dei confini planetari che è stato superato. Gli studi dell’Istituto Potsdam fanno capire che l’unico modo per tornare indietro è un approccio integrato. E per farlo occorre guardare al mondo come a un capitale naturale, che insieme agli ecosistemi integrati possiamo preservare soltanto facendo alcuni passi indietro e trovando un nuovo modo per utilizzare le risorse del pianeta.

Il nostro giornalismo sta cambiando rispetto alla descrizione e all’analisi della crisi climatica in atto?

 Il nostro giornalismo si adegua al mercato delle news, alla cosiddetta news consumption. La cosa a cui dobbiamo fare attenzione è non cadere nel tranello di rispondere ai negazionisti. Piuttosto, è necessario aumentare il volume delle spiegazioni che svelano i trucchi che i negazionisti utilizzano per dire che il tetto del condominio sotto cui abitiamo tutti non è in pericolo. Noi dobbiamo concentrarci su come aggiustarlo questo tetto. E quindi dobbiamo sintonizzare le nostre conversazioni e il nostro reporting con questo tipo di approccio nel fare informazione.