Le forze conservatrici hanno attaccato alcune politiche verdi, dalla direttiva sulle case green a quella sulla qualità dell’aria. La transizione ecologica sia al centro della campagna elettorale per le europee di giugno 2024
Il 2023 si chiude tra luci ed ombre sul futuro del Green Deal Europeo. Nei mesi scorsi le forze più conservatrici del mondo politico, industriale ed agricolo hanno sferrato un pericoloso attacco al Green Deal Europeo concentrato, in particolare, sulla revisione della direttiva sulla performance energetica degli edifici (case green), il regolamento per il ripristino della natura e la revisione della direttiva sulla qualità dell’aria. Attacco respinto con la loro adozione da parte dell’Europarlamento, grazie anche alla mobilitazione messa in campo dalle associazioni ambientaliste europee. A cui si è aggiunta la sconfitta delle forze conservatrici e populiste nelle elezioni in Spagna e Polonia, che ha cambiato gli equilibri politici nel Consiglio favorendo un accordo più ambizioso con il Parlamento per l’approvazione di queste ed altre importanti proposte legislative prima delle elezioni europee del prossimo giugno 2024.
Da non dimenticare, inoltre, l’approvazione del nuovo regolamento che vieta dal 2035 la vendita di auto e furgoni a benzina e diesel. E le nuove direttive su rinnovabili ed efficienza energetica che consentono, con obiettivi al 2030 più ambiziosi, di poter fare un ulteriore passo in avanti nella transizione energetica europea.
Ma la strada è ancora in salita. I prossimi mesi saranno cruciali per difendere e rafforzare il Green Deal Europeo. L’Europa si trova a fronteggiare una triplice crisi climatica, economica e sociale. Per vincere questa sfida serve un Nuovo Green Deal Europeo con riforme ed investimenti – grazie a una profonda riforma della governance economica dell’Unione Europea – in grado di accelerare la transizione verso un’economia europea libera da fonti fossili, circolare ed a zero emissioni. Una transizione giusta fondata su un nuovo contratto sociale come motore di un’economia europea decarbonizzata, inclusiva, resiliente e competitiva al tempo stesso.
Accelerazione che fa bene all’economia europea, come testimonia il secondo stress test condotto di recente dalla Banca Centrale Europea (BCE) sull’impatto economico del cambiamento climatico. Secondo la BCE, famiglie e imprese “traggono chiaramente vantaggio” da una transizione verde più rapida. Infatti, accelerare la transizione costa meno che rallentarla. A fronte di maggiori investimenti iniziali – sono necessari 2mila miliardi di euro entro il 2025 per poi raggiungere 3mila miliardi nel 2030 – nel medio termine diminuiscono “significativamente” i rischi finanziari delle imprese e si rafforza il potere d’acquisto delle famiglie.
Il 73% degli europei e ben l’82% degli italiani ritiene che i costi dei danni provocati dal cambiamento climatico sono molto più alti degli investimenti necessari ad una transizione verde
Analisi in sintonia, secondo l’ultimo Eurobarometro, con l’opinione della maggioranza dei cittadini europei (58%), ed in particolare italiani (66%), che chiedono di accelerare la transizione verde per fronteggiare l’emergenza climatica. Il 73% degli europei e ben l’82% degli italiani concorda sul fatto che i costi dei danni provocati dal cambiamento climatico sono molto più alti degli investimenti necessari ad una transizione verde fondata su rinnovabili ed efficienza energetica. A tal fine, per il 78% degli europei e l’86% degli italiani, dovrebbe essere fornito un maggior sostegno finanziario per le rinnovabili riducendo i sussidi ai combustibili fossili. In questo modo sarà possibile, secondo il 70% degli europei e l’85% degli italiani, ridurre le importazioni di combustibili fossili ed aumentare la sicurezza energetica a vantaggio dell’economia europea. Infatti, secondo il 75% degli europei e ben l’87% degli italiani, le azioni intraprese per fronteggiare l’emergenza climatica possono favorire l’innovazione e la competitività delle imprese europee.
Come si vede, ci sono tutte le necessarie condizioni per poter superare l’emergenza climatica, accrescere la competitività della nostra economia, creare nuovi posti di lavoro e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Per tradurre tutto questo in realtà cruciale sarà l’esito delle elezioni europee del prossimo giugno. Servirà una forte e capillare mobilitazione – a livello europeo, nazionale e locale – per consentire il successo di una solida maggioranza europeista a sostegno di un Nuovo Green Deal Europeo, in grado di coniugare ambiziose politiche di coesione sociale in sinergia con altrettanto ambiziose politiche ambientali, climatiche ed energetiche.
