Approvato lo scorso marzo dalle Nazioni Unite, servono 60 Stati per l’entrata in vigore, in vista della Conferenza sugli Oceani di giugno 2025. Obiettivo: proteggere il 30% dei mari entro il 2030
Una svolta storica. Il senato cileno ha approvato all’unanimità l’Accordo sulla conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità marina al di là delle giurisdizioni nazionali (BBNJ), un passo importante nel sistema globale di governance degli oceani. Così, il Cile è il primo Paese al mondo a ratificare il Trattato globale per la protezione degli oceani, approvato nel marzo 2023 dalle Nazioni Unite. Sono già 84 i Paesi che lo hanno firmato, Italia compresa, ma affinché entri in vigore occorre che venga ratificato da almeno 60 Stati. L’Italia, come tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, si è impegnata a ratificare il Trattato prima della Conferenza Onu sugli Oceani che si terrà a Nizza (Francia) nel giugno 2025.
Leggi anche Approvato il Trattato per la tutela dell’Alto Mare
L’accordo introduce la regolamentazione delle risorse genetiche marine d’alto mare, l’equa distribuzione dei loro benefici, meccanismi per la creazione di aree marine protette, l’attuazione di misure ambientali e valutazioni di impatto e creazione di capacità e trasferimento tecnologico verso i paesi in via di sviluppo.
L’accordo entrerà in vigore 120 giorni dopo il deposito della 60esima ratifica da parte dei Paesi del mondo e il segretario generale dell’Onu dovrà convocare la prima Conferenza delle Parti (COP) del trattato entro un anno.
Una volta entrato in vigore, il Trattato costituirà uno strumento giuridico fondamentale per creare nuovi santuari marini, anche nel Mediterraneo, e raggiungere l’obiettivo di tutelare almeno il 30% delle acque superficiali, salvaguardando la vita negli oceani da cui dipende anche la nostra sopravvivenza.
