PAC, il Parlamento europeo approva l’iter d’urgenza per la revisione

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Dopo le proteste dei trattori, il voto definitivo nella prossima plenaria dal 22 al 25 aprile. Legambiente: “La procedura d’urgenza rappresenta un atto molto grave”

L’11 aprile 2024, a Bruxelles, gli eurodeputati si sono espressi a favore dell’iter accelerato per la revisione della PAC, con 432 voti a favore, 155 contrari (principalmente la Sinistra europea e il gruppo dei Verdi) e 13 astensioni. Varie sono le proposte per modificare e semplificare la struttura della PAC (Politica agricola comune), che verranno votate a Strasburgo nella prossima plenaria dal 22 al 25 aprile, entro la fine della legislatura.

“La procedura d’urgenza per la revisione della PAC approvata dal Parlamento Ue – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – rappresenta un atto molto grave e incomprensibile che mette in discussione i requisiti ambientali della politica agricola comunitaria che erano rimasti in piedi. Si tratta di un voto in forte controtendenza rispetto alla transizione ecologica che serve e che è in atto nel settore e che le stesse strategie europee Farm to fork e biodiversity 2030 indicavano con chiarezza. Purtroppo, i ministri dell’Agricoltura hanno già indicato che i governi dell’Ue sosterranno la proposta della Commissione europea di eliminare molte delle misure di protezione ambientale dai regolamenti della PAC. Il nostro auspicio è che l’Italia, con un forte atto di responsabilità, cambi rotta e bocci questa proposta di revisione in vista della prossima e definitiva plenaria a Strasburgo dal 22 al 25 aprile, prima delle elezioni europee”.

Dopo le varie proteste del mondo agricolo, la revisione della PAC prevede di modificare alcune delle norme cosiddette Bcaa (Buone condizioni agronomiche e ambientali), che riguardano la superficie agricola delle aziende, principalmente le terre non più utilizzate a fini produttivi.  Una delle proposte più rilevanti, insieme all’eliminazione di una quota minima di terreno coltivabile a terreni incolti – non considerando l’ eco scheme che gli Stati sono tenuti a rispettare – è l’esenzione delle aziende agricole sotto i 10 ettari da controlli e sanzioni, giustificato come un modo per alleviare il piccolo agricoltore da questi iter amministrativi.

Per la revisione verranno proposte un’attenzione maggiore ai costi di produzione e delle pratiche commerciali del settore agroalimentare e un rafforzamento delle norme legate a contratti che gli agricoltori stipulano con gli acquirenti, conducendo anche valutazioni sulle pratiche ambigue.

Di fronte alle proteste dei trattori e alle pressioni delle grandi lobby, il parlamento europeo – aggiunge Angelo Gentili, responsabile nazionale agricoltura Legambiente – ha risposto nel modo peggiore vanificando gli impegni per rendere più sostenibile l’intero comparto e per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici che stanno mettendo in ginocchio l’intero settore (come l’aumento degli eventi meteorologici estremi, gelate, alluvioni, forti siccità) e senza intervenire sulle vere problematiche del settore. Inoltre con questa proposta di “semplificazione” dei regolamenti europei si rischia di vanificare anche i pochi passi avanti a favore della natura e della protezione del clima compiuti negli ultimi venticinque anni. In Italia e in Europa gli agricoltori sono sempre più in difficoltà ed il loro reddito è sempre più basso, ma il vero nemico non è né il green deal né la transizione ecologica che invece rappresentano una delle soluzioni per contrastare la crisi climatica in atto e rendere il sistema agricolo più resiliente. Anche la grave situazione economica in cui versano le aziende agricole, soprattutto di medie e piccole dimensioni, è in buona parte – continua Gentili – legata a una politica comunitaria che, per decenni, ha destinato l’80% delle risorse solo al 20% delle aziende, privilegiando quelle grandi e il metodo intensivo. Il risultato è che, solo in Italia, nell’ultimo decennio è scomparso il 30% delle aziende agricole mentre nell’ultimo cinquantennio è stato abbandonato oltre un terzo delle superfici agricole”.