Bologna città 30: un anno dopo, le vittime sono dimezzate. E nessun pedone ucciso

Operai a Bologna lavorano sulla segnaletica per la Città 30

Il Comune ha pubblicato i dati ufficiali. Calati gli incidenti stradali, diminuito del 30% l’inquinamento in città. Legambiente: “La direzione imboccata da Bologna è quella giusta. Servono buona volontà e coraggio”

Nessun pedone ucciso, per la prima volta dal 1991 (il dato Istat più vecchio disponibile a livello cittadino). Sulle strade di Bologna, a un anno dall’inserimento del limite dei 30 km/h, i dati sulla sicurezza parlano chiaro. Sono calati gli incidenti stradali (di oltre il 13%) e i feriti (di poco più dell’11%), con miglioramenti ancora più consistenti sulle radiali (che superano, rispettivamente, il -16% e il -19%). Sono diminuiti fortemente gli incidenti più gravi (-31%), classificati dal 118 con “codice rosso”. Si è rafforzato il calo del traffico veicolare (-5%) e si è abbassato l’inquinamento più legato al traffico urbano (-29%). È stato registrato un vero e proprio boom per l’utilizzo del bike sharing (+69%) e del car sharing (+44%) e per i viaggi sul Servizio Ferroviario Metropolitano nell’area urbana di Bologna (+31%), mentre sono aumentati in modo significativo gli spostamenti in bicicletta (+10%). Gli spostamenti con i mezzi pubblici su gomma e gli abbonati TPER sono risultati stabili rispetto al 2023 e in aumento rispetto al 2022.

“I dati diffusi dal Comune di Bologna, con il calo di incidenti e feriti e il crollo delle persone decedute, a un anno dell’entrata in vigore del limite dei 30km/h voluto dal sindaco Matteo Lepore, ben raccontano il cambiamento in atto nella città bolognese che punta sempre di più su sicurezza e mobilità. Bologna Città 30 mostra chiaramente come la chiave per una maggiore sicurezza e vivibilità non sia l’azione repressiva e la prospettiva di pesanti sanzioni, quanto piuttosto un cambiamento generale della mobilità in città, caratterizzata in primis dai limiti di velocità più bassi, ma anche da un buon servizio di TPL, bus, e Servizio Ferroviario Metropolitano, una redistribuzione e trasformazione dello spazio a garanzia di una sicura convivenza tra le diverse utenze. Le altre città italiane, come dimostra l’esperienza di Bologna, possono ambire a raggiungere lo stesso standard delle città europee che, da anni, beneficiano degli effetti positivi delle politiche basate su limiti a 30km/h, Low Emissions Zones e nudge policies che indirizzano i cittadini verso stili di mobilità differenti. Serve solo buona volontà e coraggio. Quel coraggio che al momento è mancato al ministro delle infrastrutture Matteo Salvini che nel nuovo codice della strada non ha preso a modello l’esperienza di Bologna e ha inserito potenziali ostacoli per le città che vogliano intraprendere percorsi analoghi”, commentano Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, Davide Ferraresi, presidente di Legambiente Emilia-Romagna e Claudio Dellucca di Legambiente Bologna.

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Per Legambiente la direzione imboccata da Bologna con il limite dei 30 chilometri diffuso è quella giusta. L’Associazione continuerà a monitorare gli effetti di tale misura, che ha come obiettivo la sicurezza e l’azzeramento delle morti in strada, senza mancare di sollecitare l’amministrazione nel migliorare ulteriormente, implementando misure di trasformazione dello spazio urbano, così come previsto dalla Città30, e tenendo alti i controlli. Legambiente ricorda che al momento in Italia le uniche città ad avere adottato il limite diffuso dei 30km/h sono Bologna, Olbia e Treviso.

Rispetto al limite 30km/h, a livello scientifico è stata stabilita come regola quella dei 30 km/h perché è un limite che, senza rallentare la circolazione, diminuisce drasticamente le percentuali di rischio di mortalità: a 30 km/h la mortalità è praticamente residuale e avviene soltanto in meno del 10% dei casi in cui l’impatto equivale a una caduta dal primo piano, mentre già a 50 km/h la collisione coincide con una caduta dal terzo piano e la probabilità di un Incidente mortale cresce oltre il 50%.

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