Mar Nero: 5.000 tonnellate di petrolio sversate nello stretto di Kerch

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Lo scorso 15 dicembre due petroliere russe si sono imbattute in una tempesta perdendo enormi quantità di greggio. Interessata un’area di 400 kmq. La chiazza potrebbe presto raggiungere la città ucraina di Odessa e le coste di Romania, Bulgaria e Turchia

Una enorme chiazza nera di petrolio si sta allargando sempre di più nel Mar Nero all’altezza dello stretto di Kerch che separa la Russia dalla Crimea. Qui il 15 dicembre scorso due petroliere si sono imbattute in una violenta tempesta: una, la Volgoneft-239, si è arenata; l’altra, la Volgoneft-212, è affondata. Dalle due navi si sono finora sversate in mare circa 5.000 tonnellate di petrolio che sono confluite sia a sud verso il Mar Nero che a nord verso il Mar d’Azov.

Le proporzioni del disastro ambientale in corso sarebbero superiori del doppio rispetto a un altro episodio simile avvenuto sempre all’altezza dello stretto di Kerch nel 20017, quando in mare finirono circa 1.600 tonnellate di petrolio.

Secondo il ministero dell’Ambiente ucraino, Paese invaso dalla Russia dal febbraio del 2022, le operazioni di bonifica necessarie per pulire il tratto di mare potrebbero arrivare a costare al governo russo fino a 14 miliardi di dollari. Per il momento il governo russo ha dichiarato di averne stanziati 15 milioni per far fronte all’emergenza.

Secondo l’Ucraina le due navi coinvolte apparterrebbero alla “flotta ombra” di Mosca: si tratta di petroliere battenti bandiera non russa utilizzate dal Cremlino per continuare a trasportare in acque internazionali carichi di greggio eludendo le sanzioni dell’Occidente.

Immagini satellitari diffuse da diversi media, tra cui Bbc News, mostrano due grandi chiazze di petrolio lungo lo stretto di Kerch, una estesa per 25, l’altra per 5,7. Secondo un portavoce di Greenpeace, sentito dalla canale britannico, l’area inquinata si estenderebbe per circa 400 kmq. Entro la fine di gennaio potrebbe spingersi fino alla città ucraina di Odessa e verso le coste di Romania, Bulgaria e Turchia.

Il governo russo ha comunicato che al momento circa 6.000 uccelli sono stati consegnati a dei centri di riabilitazione per essere curati. Solo nella città russa di Stavropol dei 1.051 uccelli soccorsi, solo il 17% è sopravvissuto. Un centro di riabilitazione di delfini attivo nel territorio russo di Krasnodar ha detto all’agenzia di stampa russa Interfax che circa 70 sono morti.