Tedesco, da oltre 40 anni in Italia, è stata una delle menti più brillanti e meno convenzionali della cultura ecologista europea. Il nostro ricordo
di MAURIZIO ZARA
All’alba del 4 aprile ci ha lasciati, serenamente, Karl-Ludwig Schibel. Tedesco di origine, ma da oltre 40 anni in Italia, era nato nel settembre del 1945 poco dopo lo sgancio delle terribili bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, ed è stata una delle menti più brillanti e meno convenzionali della cultura ecologista europea.
Karl-Ludwig era un sociologo e si era formato all’Università di Francoforte, alla scuola di Theodor Adorno, ma il maestro di cui era stretto collaboratore e amico era Murray Bookchin, il geniale sociologo che per primo affermò come la lotta per una nuova società debba partire dalla questione ecologica, instaurando un nuovo rapporto con la natura che escludesse ogni forma di gerarchia.
All’Università di Francoforte Karl-Ludwig è stato per quasi un ventennio docente di ecologia sociale, fino al trasferimento in Umbria per fondare, a Piaggia, con altre amiche ed amici, prevalentemente tedeschi, una pionieristica comunità rurale attenta all’ecologia e per far nascere nel 1988 la Fiera delle Utopie Concrete a Città di Castello. La Fiera delle Utopie concrete, nata su impulso di Alexander Langer, ha presentato anno dopo anno e per oltre trent’anni, con il coordinamento di Karl-Ludwig, esperienze e soluzioni di conversione ecologica dell’economia e della società.
A ben vedere l’utopia concreta di una vita migliore che mettesse al centro le persone e le comunità, in rapporto con la natura, è stata la ricerca intellettuale e umana che ha caratterizzato tutta la vita e il pensiero di Karl-Ludwig Schibel. Nella sua casa di Piaggia ha vissuto gli ultimi giorni della sua lunga e prolifica vita. Tante le sue pubblicazioni in materia di politiche per la sostenibilità locale e politiche internazionali per il clima.
Karl-Ludwig Schibel ha pubblicato articoli e libri nel campo dell’ecologia sociale, dei movimenti sociali e della politica internazionale del clima. È stato un attento seminatore di cultura ecologista applicata, sia come coordinatore della Fiera delle Utopie Concrete di Città di Castello, sia come responsabile della rete italiana di “Alleanza per il clima” (l’associazione europea che aveva contribuito a far nascere in Germania), sia come coordinatore dei Colloqui di Dobbiaco insieme all’amico Wolfang Sachs (altra colonna storica del pensiero ecologista internazionale). Ha anche curato in questi ultimi anni la rubrica “Life Style”del bimestrale QualEnergia e “Le buone pratiche” nel mensile l’Altrapagina.
Nell’ultima edizione dei Colloqui di Dobbiaco, intitolata “Speranza contro ogni Speranza”, si era parlato di come sconfiggere le policrisi e ritrovare fiducia e perseveranza, malgrado tutti i segnali negativi che vediamo intorno a noi. Si è ripreso il tema di Alexander Langer secondo il quale “la speranza non ha nulla di buonista, non nega la disperazione, con cui sempre bisogna fare i conti, e ha senso solo se legata al concetto di responsabilità”.
In tanti devono molto a Karl-Ludwig Schibel, al suo pensiero e ai suoi insegnamenti, e in tanti hanno amato molto la sua splendida umanità e amicizia, come il sottoscritto.
Maurizio Zara, collaboratore da venti anni e amico per sempre
