È venuto a mancare Gianni Mattioli, fisico e politico che ha contribuito alla nascita e crescita di Legambiente e dei Verdi. In prima linea nelle battaglie contro il nucleare e maestro nel trasmettere rigore scientifico a generazioni di ambientalisti
Gianni Mattioli è stato una delle anime da cui è nata Legambiente. Io l’ho conosciuto nel 1986. All’inizio di aprile del 1986 arrivai in quella che allora si chiamava Lega per l’ambiente, come obiettore di coscienza: c’erano Ermete Realacci, Chicco Testa che ne era il presidente, Antonio Ferro e pochi altri a lavorare nell’associazione. Dopo 15 giorni dal mio arrivo successe l’incidente di Chernobyl. E quindi cominciò un frullatore di iniziative in cui io conobbi Gianni Mattioli, che già allora era un padre nobile di questo movimento antinucleare nato in Italia in quegli anni, e che naturalmente l’incidente di Chernobyl rilanciò potentemente. Gianni era una specie di gemello di Massimo Scalia. Purtroppo, anche Massimo non c’è più. Erano tutti e due dei fisici legati molto a un altro padre nobile, forse ancora più padre nobile anche per età, che era Marcello Cini. Insegnavano a fisica a Roma, alla Sapienza, e furono tra i primi scienziati italiani che presero posizione contro l’energia nucleare, contro il progetto del governo di allora di realizzare in Italia diverse centrali nucleari, oltre a quelle che già esistevano da molti anni. Non solo si espressero pubblicamente contro il nucleare, ma divennero i principali riferimenti e organizzatori di un movimento sociale che diede vita a Legambiente, che divenne il luogo in cui nacque il “comitato per il controllo delle scelte energetiche”. Era sostanzialmente un gruppo di professori e di studenti di fisica. Tra gli studenti di fisica c’era Ermete Realacci, che intorno ai trent’anni incontrò Mattioli e Scalia, divennero amici e divennero anche le figure che poi realizzarono concretamente il progetto di Legambiente. L’associazione era nata nel 1980 in seno all’Arci, per iniziativa del Partito Comunista soprattutto, e anche del Partito Socialista che volevano creare un’associazione che si occupasse di temi ambientali che cominciavano a diventare di dominio pubblico.
Ecco, io conobbi Gianni Mattioli in quel periodo: mi occupavo dell’ufficio stampa e partecipavo a riunioni in cui c’erano lui, Massimo Scalia, Alex Langer, Ermete Realacci, Chicco Testa, Carlo Monguzzi. Erano figure che malgrado non fossero poi così più grandi di me, mi intimidivano: erano persone che ovviamente di questi temi sapevano molto più di me ed erano esperti nel fare questo tipo di politica. E quindi lì è cominciato il mio rapporto con Gianni, che naturalmente poi è diventato un rapporto molto più amichevole, anche molto più confidenziale.
Ricordo la straordinaria differenza di caratteri che c’era tra Gianni Mattioli e Massimo Scalia, che pure erano davvero inseparabili. Massimo Scalia era una persona che aveva un sarcasmo assolutamente contagioso, diretto, impietoso e molto ironico. Gianni Mattioli era invece più scienziato per come si presentava. In pubblico parlava una lingua sempre molto precisa, attenta all’uso delle parole. Quindi, se vogliamo, era anche più intimidente da questo punto di vista, era più difficile entrare in confidenza con lui che non con Massimo Scalia.
Gianni Mattioli è stato anche il protagonista della prima stagione dei Verdi. Lui è stato uno dei fondatori delle liste Verdi e la prima stagione dei Verdi è stata la stagione in cui Legambiente e Verdi erano molto vicini, anche se Legambiente ha sempre conservato la sua autonomia associativa. Scalia, Mattioli, Langer, molti dei principali promotori delle liste verdi venivano da Legambiente e rimanevano persone legate a Legambiente. Questo legame tra associazionismo ambientalista e i Verdi, si è mantenuto fino a che Mattioli ha avuto un ruolo importante tra i Verdi italiani, lui ne è stato sostanzialmente il leader per diversi anni. La prima stagione dei Verdi è stata non solo pionieristica ma anche molto fertile di realizzazioni con nuove leggi sui parchi, sulla caccia, poi sui rifiuti, anche con altre figure come Edo Ronchi.
A Gianni Mattioli bisogna attribuire essenzialmente la vittoria contro il nucleare: la scelta del referendum che allora sembrava una scelta azzardata. Dopo Chernobyl si decise di raccogliere le firme per il referendum contro il nucleare, le forze politiche non avevano una posizione chiara sul tema. Il partito comunista, che era il partito più importante della sinistra italiana, veniva da una storia anche molto recente, in cui era assolutamente favorevole alle centrali nucleari. No, il nucleare di pace contro il nucleare di guerra. La Democrazia Cristiana, che era il primo partito italiano, non era affatto favorevole a chiudere il progetto nucleare, che anzi era in qualche modo stato promosso da suoi ministri. Quindi, insomma, fu una scelta non scontata e fu una scelta che poi, naturalmente, grazie all’emozione anche prodotta dall’incidente di Chernobyl ebbe successo nel Paese, sia nella raccolta delle firme sia poi nel voto.
Quella vittoria e il fatto che l’Italia non abbia costruito centrali nucleari per una buona fetta è da intestare a Gianni Mattioli. E l’altro debito, che Legambiente e l’ambientalismo italiano hanno nei confronti di Gianni, è in due parole l’ambientalismo scientifico. Legambiente è stata la prima associazione ambientalista a rifiutare qualsiasi suggestione o tentazione antiscientifica che pure nel pensiero ecologico c’è sempre stata. L’ambientalismo di Legambiente è sempre stato un ambientalismo che guardava alla scienza e alla tecnologia non come minacce, ma come alleati indispensabili per sconfiggere le minacce e i problemi ambientali. Questo valeva allora, questo vale oggi di fronte alla crisi climatica. Naturalmente, Gianni fu tra i primi a lanciare l’allarme contro quello che allora si chiamava il riscaldamento globale.
Insomma, il fatto che l’ambientalismo, in particolare in Italia, sia diventato protagonista di queste denunce prima e di queste battaglie politiche poi, si deve molto all’intuizione di figure come Gianni Mattioli, che l’hanno legato in modo così stretto alla riflessione scientifica, al rigore scientifico dei dati che si producono e si comunicano.
Grazie Gianni!
