Le microalghe verdi potrebbero essere super food, ma vengono coltivate dentro a bioreattori, a condizioni controllate e a costi a volte non ripagati dalla resa del prodotto
I vegetali microscopici possono supportare la sicurezza alimentare. Lo sostengono numerosi studi, come quello pubblicato di recente dall’Università di Birmingham, dopo una ricerca condotta su Chlorella vulgaris, un’alga microscopica, verde perché ricca di clorofilla, grande pochi centesimi di millimetro e progenitrice delle piante terresti. Questi esseri unicellulari hanno un contenuto proteico pari al 50% della loro biomassa, sono ricchissimi di vitamine e acidi grassi e con il loro prezioso carico di antiossidanti, oltre che nutrirci bene, possono curarci.
Le microalghe verdi potrebbero essere super food, ma vengono coltivate dentro a contenitori trasparenti chiamati bioreattori, a condizioni controllate e a costi a volte non ripagati dalla resa del prodotto. Inoltre, l’utilizzo di acqua dolce per la coltivazione di microrganismi non è necessariamente sostenibile ovunque. Invece, C. vulgaris ha un grande potenziale produttivo. Può vivere in acque dolci e salmastre, aprendo così alla possibilità di coltivazione utilizzando l’acqua di mare, che è virtualmente inesauribile.
La sfida ora è rendere più appetibili questi nuovi cibi sostenibili, certamente un dettaglio non secondario. Se da una parte le microalghe – o anche i cianobatteri, come la più nota spirulina – entrano da tempo tra gli integratori alimentari, più raro è il loro utilizzo alimentare, tranne che nella cucina gourmet, come pietanza di lusso. Abbiamo invece bisogno di nuove soluzioni tecnologiche e di mercato, che consentano un accesso ampio a questi cibi sostenibili, che un giorno potrebbero essere più facili da produrre rispetto alla carne o al pesce.
