La disponibilità di posti e il costo degli asili nido restano un nodo irrisolto in Italia, con forti differenze territoriali nelle rette a carico delle famiglie. Per quelle con un Isee fino a 15mila euro, si va dai 60 euro mensili di Mantova ai 553 euro di Belluno.
È quanto emerge da uno studio della Uil, secondo cui “il costo dei servizi per la prima infanzia continua a rappresentare una voce significativa per molte famiglie, con delle evidenti disparità territoriali che si aggiungono a quelle già esistenti nella disponibilità e nell’accessibilità dei servizi”.
Tutti i numeri
In media, una famiglia spende 296 euro al mese per figlio con un Isee fino a 15mila euro e 416 euro nella fascia fino a 25mila. Per la prima fascia, dopo Mantova seguono Catanzaro, con 80 euro, e Ragusa, con 110, mentre Belluno, Prato e Biella arrivano rispettivamente a 553, 504 e 491 euro.
Con un Isee di 25mila euro, le rette più basse si registrano a Catanzaro (100 euro), Mantova (102) e Ragusa (170). Le più alte sono invece a Udine (645 euro), Sondrio (641) e Pistoia (640), mentre a Torino si arriva a 618 euro.
Tra le grandi città, a Roma la spesa è di 155 euro per le famiglie con Isee fino a 15mila euro, comprensivi di 112 euro di retta e 43 di mensa. Con un Isee di 25mila euro si sale a 308 euro, di cui 252 di retta e 56 di mensa. A Milano la media è di 316 euro in entrambe le fasce, mentre a Napoli si passa da 272 a 426 euro.
“È necessario mantenere alta l’attenzione sui servizi educativi per la prima infanzia – ha commentato il segretario confederale della Uil Santo Biondo – perché incidono sulle opportunità di crescita delle bambine e dei bambini e sul contrasto alle disuguaglianze fin dai primi anni di vita”. Biondo ha inoltre sottolineato che i sostegni economici alle famiglie non possono sostituire l’assenza di posti e ha definito il Pnrr un’occasione mancata per rafforzare strutturalmente l’offerta.
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