Potrebbe arrivare dagli accertamenti effettuati in Germania una svolta nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a dicembre scorso a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dopo essere state avvelenate con la ricina. Gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino avrebbero individuato tracce della sostanza tossica tra i 131 reperti sequestrati nell’abitazione della famiglia.
Secondo quanto riportato da Tgcom24, il dato ritenuto particolarmente significativo dagli investigatori è che chi avrebbe utilizzato la ricina si trovava all’interno della casa. Gli accertamenti potrebbero quindi contribuire a restringere il campo delle persone che, nel momento in cui il veleno sarebbe stato somministrato, avevano accesso all’abitazione.
La cena del 23 dicembre
L’attenzione degli investigatori si concentra in particolare sulla cena del 23 dicembre. A tavola c’erano Antonella Di Ielsi, il marito Gianni Di Vita e la figlia Sara, mentre la figlia maggiore Alice era fuori casa. Dopo quel pasto, Antonella e Sara iniziarono a manifestare gravi disturbi gastrointestinali e le loro condizioni peggiorarono rapidamente.
Anche Gianni Di Vita accusò un malore e venne ricoverato, ma le successive analisi non avrebbero rilevato tracce di ricina nel suo sangue. Gli accertamenti tossicologici hanno invece confermato l’esposizione delle due vittime, indirizzando l’inchiesta verso l’ipotesi di un avvelenamento attraverso l’ingestione della sostanza.
Omicidio o incidente? Le indagini proseguono
L’inchiesta della Procura di Larino resta al momento a carico di ignoti e riguarda l’ipotesi di duplice omicidio premeditato. Le nuove analisi dovranno essere incrociate con gli altri elementi raccolti dagli investigatori, comprese oltre 200 testimonianze, gli accertamenti sui reperti e le analisi tossicologiche.
Resta però aperta anche un’altra possibilità. Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni di Pavia, ha sottolineato che la sola presenza della ricina non consente di stabilire se l’esposizione sia stata volontaria oppure accidentale. Anche il legale di Gianni Di Vita ha chiesto di non escludere l’ipotesi dell’incidente. Gli investigatori attendono ora gli esiti definitivi degli accertamenti per comprendere come la ricina sia arrivata nella casa e, soprattutto, chi possa averla utilizzata.
L’articolo Avvelenate con la ricina, la svolta dagli esami: chi ha usato il veleno era in casa proviene da Blitz quotidiano.
