Leonardo Bonucci racconta il suo futuro da allenatore e il desiderio di tornare alla Juventus: l’ex difensore parla della Nazionale, del rapporto con Bastoni, degli insegnamenti di Conte
Leonardo Bonucci si racconta tra passato, presente e futuro. L’ex difensore della Juventus e della Nazionale italiana è intervenuto a Lissone, nella sala VAR, durante un evento organizzato da Iliad e Lega Calcio Serie A per il lancio della nuova edizione del concorso Vinci lo stadio con Iliad.
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Un’occasione per ripercorrere alcuni dei momenti più significativi della sua carriera, dalla conquista dell’Europeo alle difficoltà vissute dopo il ritorno alla Juventus dal Milan, fino alle ambizioni per il futuro da allenatore.
Bonucci ha parlato anche di Alessandro Bastoni, nel quale si rivede per caratteristiche tecniche, e del lavoro al fianco del commissario tecnico Roberto Mancini. Spazio inoltre agli insegnamenti di Antonio Conte, al ricordo della mancata qualificazione mondiale e al sogno di allenare un giorno la squadra bianconera.
Bonucci, il ricordo della Nazionale e il difficile ritorno alla Juventus
L’ex centrale ha iniziato l’intervista ripensando ai suoi primi sogni da calciatore e all’emozione di indossare la maglia azzurra, prima di soffermarsi sul periodo più complicato della propria carriera.
IL PRIMO RICORDO LEGATO AL CALCIO – «Avrei detto la finale dell’Europeo, ma qui davanti abbiamo la foto di Alessandro Del Piero. Avevo un poster simile in camera, vestire la maglia della Nazionale era il sogno che non mi faceva dormire la notte. Esserci riuscito è stato un coronamento. Se chiudo gli occhi penso alla prima volta che ho giocato con la Nazionale a Montecarlo: per me lì è stato l’inizio di un grande percorso culminato poi nella vittoria dell’Europeo».
IL MOMENTO PIÙ DIFFICILE DELLA CARRIERA – «Il ritorno alla Juventus dopo il Milan. Prendevo gli insulti sia da una parte sia dall’altra. Ho cercato di gestire: la prima partita allo Stadium la ricordo come fosse ora, mi fischiavano a qualsiasi tocco. Il primo obiettivo è stato riconnettermi con il mondo Juve, che per me era casa: con fatica ci sono riuscito, ma è stato il momento più difficile. Com’è bella la passione, è stata dura accettare critiche, insulti e cose più pesanti. Però, purtroppo o per fortuna, la voce dei tifosi pesa sempre: io sono andato per la mia strada e sono riuscito a riappacificarmi con il mondo Juve».
Non sono mancati i ricordi più leggeri, legati alla vittoria dell’Europeo a Wembley.
L’ANEDDOTO SU DANIELE DE ROSSI – «Uno che mi ha fatto ridere, che non mi sarei aspettato da lui, è il tuffo che ha fatto De Rossi dopo la vittoria a Wembley. Nel momento di gioia, è uno dei più belli da ricordare».
Bonucci esalta Bastoni: il paragone tecnico e le difficoltà vissute nel 2026
Tra i protagonisti dell’intervista c’è stato anche Alessandro Bastoni. Bonucci considera il difensore dell’Inter il calciatore che maggiormente ricorda il proprio modo di interpretare il ruolo, soprattutto per la capacità di impostare l’azione dalle retrovie.
IL DIFENSORE PIÙ SIMILE A BONUCCI – «Credo che Bastoni si avvicini di più per caratteristiche a quello che ero io. Ai tempi, quando provavo le mie caratteristiche in campo e non mi riusciva, era difficile tenere tutto sulle spalle. Oggi il calcio si è evoluto e vediamo tanto gioco da dietro. Mi piace pensare di essere stato un pioniere. Giocare da centrocampista a livello giovanile mi ha aiutato tanto. Quello che mi si avvicina di più è Bastoni».
L’ex juventino ha successivamente analizzato il percorso di maturazione del centrale nerazzurro, soffermandosi sulle difficoltà incontrate durante il 2026.
LA CRESCITA DI BASTONI E I MOMENTI DIFFICILI – «Ne parlavamo ieri sera. Tutti passiamo attraverso momenti difficili: oggi vedo un Bastoni maturato in leadership e comunicazione, ma anche in campo. Poi capitano i momenti duri, purtroppo li abbiamo vissuti insieme, ma come dico sempre: se hai un sogno, fissati su quello e non ascoltare quello che ti gira intorno. Poi diventa difficile da gestire. Nel caso di Alessandro, il fatto di non aver giocato la prima partita con il Belgio l’ha un po’ aiutato, si è sgonfiato da tensioni che aveva».
Bonucci, gli episodi arbitrali e il ricordo di Kobe Bryant
Durante l’evento organizzato nella sala VAR di Lissone, inevitabile anche un passaggio sugli episodi arbitrali più controversi vissuti durante la carriera.
GLI EPISODI LEGATI AL VAR – «Mi è stato tolto il gol con il Belgio ai quarti agli Europei, lì mi sarebbe piaciuto non ci fosse. Invece un caso in cui c’era il VAR ma non ha funzionato come doveva è stata Juventus-Salernitana: mi è stato tolto un gol regolare. Sono sicuro però che la Lega lavorerà sempre alla grande per far sì che gli errori si riducano al minimo».
Bonucci ha poi indicato un punto di riferimento nel mondo dello sport, sottolineando l’importanza della mentalità per raggiungere grandi obiettivi.
KOBE BRYANT COME MODELLO – «Kobe Bryant ha dato un’impronta a livello mentale: ci ha lasciato troppo presto, ma la mentalità che deve contraddistinguere chi vuole arrivare deve essere quella. È fondamentale, oggi ancora più di ieri».
Spazio anche a una curiosità personale: quale professione avrebbe scelto se non fosse diventato calciatore?
IL LAVORO CHE AVREBBE FATTO SENZA IL CALCIO – «Sono diplomato in ragioneria e la matematica mi è sempre piaciuta. Credo avrei continuato con l’università, economia: mia mamma, nonostante andassi avanti con il calcio, voleva che continuassi a studiare. Invece per fortuna è andata bene».
Bonucci vuole allenare la Juventus: il sogno per il futuro e la sua filosofia di gioco
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda la carriera da allenatore. Attualmente impegnato nello staff della Nazionale italiana, Bonucci ha confermato di voler intraprendere un percorso autonomo in panchina.
IL PROGETTO PER DIVENTARE PRIMO ALLENATORE – «È un progetto partito quasi 10 anni fa, a 30 anni avevo in mente quando sarebbe finita la mia carriera da calciatore e di quanto tempo avessi bisogno per prendere i patentini. Ora ho 39 anni, a 40 mi sono ripromesso di diventare primo allenatore: il prossimo anno finisco l’ultimo patentino che serve per tutte le categorie. Solo che adesso c’è questo piacevole, emozionante e stressante percorso con la Nazionale. Forse ritarderò di qualche anno, ma l’obiettivo è provare a diventare primo allenatore, perché riuscirci non è scontato».
L’ex difensore non ha nascosto quale sarebbe la destinazione ideale per la sua futura carriera.
IL SOGNO DI ALLENARE LA JUVENTUS – «Della Juventus su tutte. Però credo ci sia la parte professionale che ti spinge ad accettare delle sfide anche contro il tuo pensiero. La volontà di diventare allenatore ti spinge ancora di più. Però il sogno è Juventus o Nazionale».
Bonucci ha poi spiegato quale identità tattica vorrebbe trasmettere alle proprie squadre, scegliendo un approccio orientato alla costruzione del gioco.
GIOCHISTA O RISULTATISTA? – «Essendo stato il pioniere di un calcio giocato da dietro, direi giochista».
Una filosofia che dovrà comunque adattarsi alle necessità delle singole partite e alle difficoltà incontrate durante la stagione.
L’IMPORTANZA DI CAMBIARE STRATEGIA – «Beh, sì. Però il calcio è strano, ci sono partite in cui devi arrivare all’obiettivo cambiando strategia. Ci saranno, spero, partite che vincerò anche senza fare un grande gioco. Ma saranno importanti».
Bonucci, il dolore dopo Zenica e la voglia di riportare l’Italia ai Mondiali
L’intervista si è poi concentrata sulla Nazionale italiana e sulle conseguenze emotive della delusione vissuta a Zenica.
Bonucci ha raccontato quanto sia stato difficile affrontare il periodo successivo, anche nella propria vita familiare.
IL DOLORE DOPO ZENICA – «È stato difficile, ho anche litigato con mia moglie. Quando sono tornato dalla Bosnia non volevo vedere nessuno per 3-4 giorni, né i miei figli né mia moglie. Ho chiesto loro gentilmente di andare in montagna e lasciarmi da solo a casa. Avevo un nervoso troppo grande, c’erano tutte le possibilità e avevamo fatto tutto quello che dovevamo fare, poi ci sono gli episodi… È stata dura. Mi viene un po’ di magone, perché per tutti era un obiettivo da centrare. Però adesso stiamo creando qualcosa di nuovo e di diverso, quindi quel magone e quella tristezza si stanno allontanando, nell’attesa di tornare a rivivere quelle partite che per l’Italia erano normali. Ci piace pensare che al prossimo Mondiale ci saremo».
Fondamentale, in questo percorso, il lavoro del commissario tecnico Roberto Mancini, elogiato per la capacità di trasmettere fiducia e positività al gruppo.
L’ENTUSIASMO RITROVATO CON MANCINI – «Sì, il mister su questo è il numero uno. La capacità che ha lui di porsi sull’obiettivo e di regalare positività all’ambiente sono qualità confermate anche in Nations League, dopo le scorie con il Belgio. Abbiamo intrapreso un percorso lungo e difficile, l’obiettivo è restituire agli italiani il Mondiale».
Bonucci, gli insegnamenti di Conte e Mancini: i due allenatori più importanti
Guardando alla propria carriera, Bonucci ha individuato due figure decisive per la sua formazione calcistica e personale: Roberto Mancini e Antonio Conte.
Il primo lo ha accompagnato in alcuni passaggi fondamentali con la Nazionale e all’inizio della carriera in Serie A. Il secondo ha contribuito a sviluppare quella mentalità competitiva che ha caratterizzato i suoi anni alla Juventus.
GLI ALLENATORI PIÙ IMPORTANTI DELLA CARRIERA – «Sono due, uno è proprio Mancini che nella mia carriera è stato un allenatore importante: mi ha fatto esordire in Serie A, ho vinto un Europeo e ho fatto la centesima in Nazionale con lui. L’altro è Antonio Conte, che ha cambiato il calcio: mi ha sempre ricordato che, quando arrivi in alto, sono tutti pronti a buttarti giù e l’unica cosa da fare è lavorare senza dare nulla per scontato. La mentalità che ci ha trasmesso è stata fondamentale per le vittorie ottenute».
Bonucci, da Del Piero a Cristiano Ronaldo: i compagni più forti e gli avversari più difficili
In chiusura, l’ex centrale ha ripercorso gli incontri con alcuni dei più grandi protagonisti del calcio internazionale.
Tra i compagni ha citato Alessandro Del Piero, Cristiano Ronaldo e Gianluigi Buffon. Sorprendente, invece, la scelta di Duván Zapata come uno degli attaccanti più complicati da affrontare, nonostante le tante sfide contro fuoriclasse come Lionel Messi, Kylian Mbappé e Neymar.
I COMPAGNI PIÙ FORTI E GLI AVVERSARI PIÙ DIFFICILI – «Del Piero e Ronaldo, Cristiano. Con il Fenomeno per fortuna non ci ho giocato, sennò sarebbero state figuracce. Il terzo compagno è Buffon, che per me è stato un grandissimo esempio a livello umano, di leadership. Ognuno mi ha lasciato dentro qualcosa che mi ha aiutato. Per quanto riguarda gli avversari, uno su tutti è Zapata, lo dico sempre. Ho giocato contro Ronaldo e Messi, ma le notti prima di giocare contro Duvan erano folli: mi metteva un pensiero che altri grandissimi non mi hanno mai messo. È stato stimolante e difficile incontrare Mbappé al Monaco: a 18 anni correva senza toccare per terra. Sono state due partite di Champions durissime, si vedeva che era un giocatore diverso. E poi… Cristiano, Messi, Neymar, Lewandowski: tutti difficili, stimolanti, anche divertenti da affrontare, ma giocatori che ho avuto la fortuna di affrontare».
Dalle grandi vittorie con la Juventus e con l’Italia fino alla nuova esperienza nello staff azzurro, Leonardo Bonucci continua a guardare al calcio con ambizione. Il prossimo obiettivo è già delineato: diventare primo allenatore, magari proprio sulla panchina bianconera, senza escludere un futuro alla guida della Nazionale.
