Ha lavorato per diverse settimane all’ospedale Saint Charles di Bordighera, in provincia di Imperia, presentandosi come medico nonostante avesse soltanto la licenza media e nessuna laurea in Medicina. Una donna di 59 anni, originaria di Torino, è stata condannata in primo grado a tre anni di reclusione. Le motivazioni della sentenza, depositate nei giorni scorsi dal Tribunale di Imperia, ricostruiscono le attività svolte dalla donna e i rischi a cui sarebbero stati esposti i pazienti.
Secondo gli atti giudiziari, la donna sarebbe riuscita a ottenere l’incarico attraverso autocertificazioni false, dopo aver risposto a un annuncio pubblicato sulla piattaforma Indeed. Avrebbe dichiarato di essersi laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca nel 1991 e di aver conseguito la specializzazione in Medicina interna nel 1997, sostenendo inoltre di essere iscritta all’albo professionale.
La donna ha prestato servizio nel luglio e nell’agosto 2023 nel reparto di Medicina, attraverso la società Curamedica, e successivamente al punto di Primo intervento tramite Igea Salute. Durante gli incarichi avrebbe partecipato ai giri visita, aggiornato cartelle cliniche e terapie farmacologiche e visitato oltre 160 pazienti, redigendo i relativi referti.
Il caso del paziente colpito da infarto e la condanna
Tra gli episodi più delicati ricostruiti nel procedimento figura quello di un uomo colpito da un infarto e trasportato in codice rosso al punto di Primo intervento. Secondo quanto riportato nella sentenza, la donna “somministrava al paziente plurimi esami e farmaci, nonché ne disponeva il ricovero presso altro presidio ospedaliero”.
La stessa 59enne avrebbe ammesso di aver sottovalutato inizialmente le difficoltà dell’incarico, raccontando di aver pensato che “non sarà più difficile che stare in una casa di riposo”. Successivamente, però, si sarebbe resa conto dei rischi legati alla mancanza di competenze: “Avrei dovuto tirarmi indietro, sapevo di non avere le competenze per poterlo fare; proviamo e vediamo”. Tra i suoi pensieri, ha riferito, c’era anche la consapevolezza che “rischia di morire qualcuno”.
Il Tribunale di Imperia l’ha condannata in primo grado a tre anni di reclusione e a una multa di 15mila euro per truffa, esercizio abusivo della professione e falso ideologico in atto pubblico.
La vicenda giudiziaria si aggiunge a un’altra condanna definitiva a quattro anni e tre mesi, legata all’appropriazione indebita delle pensioni di una coppia di anziani della quale la donna era amministratrice di sostegno. Per quest’ultimo procedimento, la 59enne si trovava già detenuta a Torino.
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