Emergono nuovi dettagli sulla strage avvenuta il 1 giugno ad Amendolara, in provincia di Cosenza, dove alcuni braccianti agricoli sono stati uccisi in un episodio che ha sconvolto l’intera comunità. Secondo quanto riportato nel decreto con cui il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per i due principali indagati, il movente del delitto sarebbe riconducibile a una discussione nata dalle precarie condizioni abitative in cui vivevano i lavoratori.
Le vittime, infatti, si sarebbero lamentate del fatto di essere costrette a condividere una stanza con numerose altre persone. Da questa situazione sarebbe scaturita una lite tra una delle vittime e Ahmed Safeer, uno dei due uomini arrestati. Durante il confronto, Safeer avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo. L’episodio sarebbe stato successivamente riferito agli investigatori da una persona vicina all’altro indagato, Ali Raza.
Convalidato il fermo dei due indagati
Il gip del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo di Ahmed Safeer e Ali Raza, entrambi cittadini pakistani di 31 anni. I due sono accusati di omicidio plurimo aggravato e, su disposizione dell’autorità giudiziaria, sono stati trasferiti nel carcere di Castrovillari.
Il provvedimento arriva al termine di un’intensa attività investigativa coordinata dalla Procura e culminata con un lungo interrogatorio svolto nella notte successiva ai fatti. Gli inquirenti ritengono che esistano gravi indizi a carico dei due arrestati, motivo per cui è stata ritenuta necessaria la misura cautelare in carcere.
L’ipotesi di un terzo complice e la protezione dei testimoni
Le indagini, tuttavia, non si fermano ai due arresti. Gli investigatori stanno infatti verificando il possibile coinvolgimento di una terza persona che avrebbe avuto un ruolo nella strage. A parlare dell’esistenza di questo presunto complice sarebbe stato l’unico superstite dell’attacco, un cittadino afghano di 35 anni.
Secondo la sua testimonianza, l’uomo sarebbe un conoscente dei due indagati. Gli investigatori avrebbero già individuato e ascoltato questa persona per chiarire eventuali responsabilità. Nel frattempo, la polizia ha sentito amici e conoscenti sia delle vittime sia degli arrestati per raccogliere ulteriori elementi utili all’inchiesta.
Per ragioni di sicurezza, tutti i membri dei gruppi coinvolti nella vicenda, compreso il superstite e alcuni testimoni, sono stati trasferiti da Villapiana e Trebisacce verso una località protetta. Gli accertamenti proseguono per ricostruire con precisione quanto accaduto e verificare se vi siano altre persone coinvolte nell’efferato delitto.
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