Cade scudo per Bartolozzi nel caso Almasri, Consulta: non c’è obbligo di autorizzazione a procedere

Roma, 6 nov. (askanews) – La Corte Costituzionale si è pronunciata sul caso Almasri e, pur rilevando alcune omissioni procedurali, ha escluso che la Procura fosse obbligata a chiedere un’autorizzazione a procedere parlamentare per il reato di false dichiarazioni nei confronti di Giusi Bartolozzi, all’epoca dei fatti capo di gabinetto del ministro della giustizia Nordio.

Bartolozzi è accusata di false informazioni al pubblico ministero. I magistrati capitolini le contestano presunte dichiarazioni non veritiere rese durante le indagini sulla gestione del caso del comandante libico Osama Almasri, ex capo della prigione di Mitiga a Tripoli e leader della milizia Rada.

Il 19 gennaio 2025 Almasri era stato arrestato dalla polizia giudiziaria italiana in forza di un mandato di arresto internazionale, emesso dalla Corte penale internazionale con l’accusa di crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Il 21 gennaio 2025 Almasri è stato rilasciato e rimpatriato in Libia.

La Corte costituzionale con la sentenza numero 190, depositata oggi, ha parzialmente accolto il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dalla Camera contro il Tribunale dei ministri e la Procura di Roma.

“Il Tribunale dei Ministri avrebbe dovuto esplicitare le ragioni per cui non ha ritenuto prospettabile una responsabilità della dottoressa Bartolozzi, all’epoca dei fatti Capo di gabinetto del Ministro della giustizia, come concorrente nei reati attribuiti a quest’ultimo in relazione alla vicenda dell’arresto e della successiva liberazione di Osama Almasri, svoltasi tra il 19 e il 21 gennaio 2025. La Procura di Roma, dal canto suo, avrebbe dovuto comunicare alla Camera la valutazione del Collegio”, annota infatti la Consulta, evidenziando tali lacune procedurali.

“È stata invece esclusa – prosegue la nota della Corte Costituzionale – una lesione delle prerogative della Camera in relazione alla mancata richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti della dottoressa Bartolozzi per le dichiarazioni asseritamente false da lei rese al Tribunale dei Ministri nel corso di un’audizione svoltasi il 31 marzo 2025”.

La Corte infatti, da un lato “ha rilevato che, all’esito delle indagini svolte dal Tribunale nei confronti del ministro, la Procura aveva espressamente invitato il Tribunale a qualificare la condotta serbata dalla dottoressa Bartolozzi come concorso nei reati ascritti al ministro Nordio, o, alternativamente, a ipotizzare a suo carico il reato di false dichiarazioni durante le indagini”. E, “in virtù del principio di leale collaborazione tra i poteri dello Stato, a fronte di questa sollecitazione, il Tribunale avrebbe dovuto esplicitare le ragioni per le quali non ha ritenuto di configurare, in capo alla dottoressa Bartolozzi, una possibile responsabilità per concorso nei reati attribuiti al ministro. Ove avesse configurato un tale concorso, infatti, il Tribunale avrebbe dovuto chiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere anche nei confronti della stessa dottoressa Bartolozzi, oltre che del ministro”.

Dal canto suo “la Procura avrebbe dovuto comunicare le valutazioni del Tribunale alla Camera, in modo da porla in condizioni di eventualmente promuovere conflitto di attribuzione nei confronti dell’autorità giudiziaria, ove avesse ritenuto che la decisione del Tribunale avesse leso le proprie prerogative costituzionali”.

Ma lo scudo della necessità dell’autorizzazione a procedere per l’allora capo gabinetto cade: per la Consulta non è possibile estendere l’obbligo dell’autorizzazione a procedere “anche ai reati compiuti da un terzo e semplicemente connessi a quelli ministeriali”.

“La Corte – si legge infatti nella nota stampa diffusa – ha invece escluso che sussistesse per il Tribunale e per la Procura un obbligo di chiedere un’autorizzazione a procedere nei confronti della dottoressa Bartolozzi per il diverso reato di false dichiarazioni. Non è stata infatti condivisa la tesi della Camera, secondo cui l’obbligo di chiedere l’autorizzazione a procedere sancito dall’articolo 96 della Costituzione per i reati attribuiti a un ministro nell’esercizio delle sue funzioni si estenderebbe anche ai reati compiuti da un terzo e semplicemente connessi a quelli ministeriali, come – in ipotesi – dichiarazioni false realizzate allo scopo di occultare la responsabilità di un ministro”.

La motivazione della Consulta è stringente: “La Corte ha, in proposito, sottolineato che la specialità della disciplina dei reati ministeriali, con la connessa garanzia dell’autorizzazione a procedere a tutela dell’azione di governo, esclude una interpretazione estensiva della disciplina dell’autorizzazione stessa. Eventuali esigenze di riservatezza istituzionale su circostanze apprese da persone interrogate dal Tribunale che non rivestano funzioni ministeriali possono essere tutelate, ove ne ricorrano le condizioni di legge, attraverso lo strumento dell’opposizione del segreto di Stato”.

Il presidente della Giunta per le autorizzazione Devis Dori commenta così la pronuncia della Corte costituzionale: “Un esito per noi ampiamente prevedibile. Che la posizione di Bartolozzi nel caso Almasri per false informazioni al pm non potesse essere trascinata nella competenza del Tribunale dei Ministri era per noi evidente, ora è confermato dalla suprema Corte”.

Dure le prime reazioni delle opposizioni: “La sentenza della Corte costituzionale sul caso Bartolozzi è un duro colpo al governo Meloni e al tentativo della maggioranza di costruire uno scudo politico e giudiziario sulla vicenda Almasri”, dichiara il leader Avs Angelo Bonelli, coordinatore di Europa Verde, sottolineando: “La Consulta ha stabilito che la Procura di Roma può procedere per le ipotesi di false dichiarazioni senza autorizzazione parlamentare, pur rilevando alcune omissioni procedurali. È una sconfitta per chi ha cercato di trasformare il Parlamento in uno strumento di protezione del potere”.

“Abbiamo denunciato fin dall’inizio – elenca Bonelli- la liberazione e il rimpatrio in Libia, con un aereo di Stato a spese dei contribuenti, di un uomo ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità, torture e violenze sessuali. La Consulta ha respinto la pretesa di estendere l’autorizzazione parlamentare a un reato autonomo contestato a Bartolozzi. Nessuno può pretendere immunità per aver ricoperto incarichi ai vertici del Ministero della Giustizia”.

[La Procura può procedere per il reato di false dichiarazioni contestato. Parzialmente accolto conflitto di attribuzione tra poteri proposto dalla Camera|PN_20261106_00094|in04 rj01|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/11/20261106_151633_071D418A.jpg|06/11/2026 15:16:48|Cade scudo per Bartolozzi nel caso Almasri, Consulta: non c’è obbligo di autorizzazione a procedere|Giustizia|Politica]