Dopo un anno dalla nascita della direttiva, il sì di Strasburgo. Legambiente: “Soddisfatti ma delusi del voto contrario espresso dal governo italiano”
Il 12 marzo, a Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato definitivamente la direttiva case green, con lo scopo di raggiungere le emissioni zero entro il 2050 per gli immobili. Dopo un anno dall’inizio dell’iter, la direttiva è stata approvata con 370 voti favorevoli, 199 contrari – tra cui i partiti italiani della maggioranza di governo come Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega – e 46 astenuti.
“Siamo soddisfatti che i ministri europei abbiano confermato in via definitiva al Consiglio Ue Ecofin le nuove norme della direttiva case green, che permetteranno al parco immobiliare europeo di arrivare al traguardo zero emissioni entro il 2050. Ma siamo molto delusi del voto contrario espresso dal governo italiano, che ancora una volta ha dato dimostrazione di scarsa consapevolezza rispetto alla gravità della crisi climatica” – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “I danni prodotti nel nostro Paese dagli ultimi eventi estremi hanno dimostrato quanto questa crisi ambientale sia insostenibile dal punto di vista economico, oltre che causa di immani tragedie. Solo le ultime alluvioni di Toscana ed Emilia-Romagna ci costeranno almeno 12 miliardi di euro, ma Meloni, Salvini e Giorgetti sembrano non considerare né questi costi né quelli che pesano sulla bolletta energetica delle famiglie e delle imprese italiane. E proprio perché queste calamità stanno prendendo sempre più il sopravvento sulla nostra capacità di azione, crediamo che per l’Italia il termine dei due anni per il recepimento della direttiva vada assolutamente accorciato. In preparazione del Piano Nazionale di Ristrutturazione, che dovrà essere adottato entro due anni dall’entrata in vigore della direttiva appena approvata, ci aspettiamo che già nell’aggiornamento del PNIEC a fine giugno, il governo si impegni nell’elaborazione di una strategia e di politiche da realizzare per raggiungere gli obiettivi della nuova direttiva”.
Secondo la direttiva, già dal 2028 per gli edifici pubblici e dal 2030 per gli edifici residenziali, si dovrà costruire a emissioni zero e si dovrà arrivare al 26% di edifici ristrutturati entro il 2033. Verrà inoltre concessa flessibilità ai governi: avranno due anni di adattamento per la direttiva in cui potranno non solo presentare un piano organizzativo ma anche scegliere quali edifici esentare per ragioni storiche, agricole o per scopi militari.
“La direttiva europea sulle case green è un passo importante dal punto di vista ambientale e sociale. L’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare può concretamente contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra, perché dati della Commissione Ue alla mano, gli edifici risultano essere responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni dirette e indirette di gas a effetto serra legate all’energia” – commenta Mimmo Fontana, responsabile rigenerazione urbana di Legambiente. “Inoltre, l’applicazione della direttiva permetterebbe di supportare un percorso di profondo rinnovamento in grado di influire sul costo energetico delle bollette e conseguentemente sulla riduzione della povertà energetica. La direttiva case green dovrebbe essere accolta dall’Italia come un incoraggiamento a dirottare la spesa pubblica verso innovazione e sviluppo sostenibile a livello ambientale e sociale, partendo innanzitutto dalla programmazione di interventi di rinnovamento sulle unità più energivore che, in base a dati Enea, sono circa il 70% degli immobili residenziali e il 59% di quelli non residenziali”.
