Milano, 11 ott. (askanews) – “Alle prossime elezioni politiche, dopo 44 anni, non mi ricandiderò. Lascio il Parlamento. Ritengo sia giunto il momento di cedere spazio a personalità più in sintonia con i partiti e con le coalizioni che si presenteranno agli elettori. Ringrazio tutti per la fiducia che mi è stata finora accordata. Mi fermo qui”. Lo annuncia in un’intervista al Corriere della Sera l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, che precisa: “Fin da giovane, del resto, ho sempre creduto che la cosa più difficile, in politica, non sarebbe stato tanto arrivare o rimanere, anche se poi rimanere non è che si sia rivelato così facile: il passaggio realmente complicato sarebbe stato individuare il momento giusto in cui fermarsi” Casini ricorda il giorno più bello della sua lunga carriera politica: “Quando, da presidente della Camera, ricevetti Giovanni Paolo II. Un uomo, un santo, che a un cristiano come me trasmetteva sensazioni irripetibili. Detto questo, sarei ipocrita se non ammettessi che ogni giorno è stato bello, entusiasmante, ogni giorno in cui mi sono alzato nell’emiciclo dell’Aula con la sensazione di essere ascoltato nel cuore della democrazia”.
Nella lunga intervista, non manca un giudizio politico su Giorgia Meloni. “Ha dimostrato una consistenza notevole perché ha tenuto sulle spalle tutto il peso della coalizione. A volte, però, per essere coerente, rischia di passare per testarda”. Quanto a Elly Schlein, “è testarda anche lei. E sarebbe un grave errore sottovalutarla. Molti dimenticano che è capace di parlare a un mondo giovanile non omologato alla politica tradizionale”.
Sul futuro presidente della Repubblica, Casini puntualizza: “Io uno dei candidati più accreditati? Come dimostra la storia della Repubblica, al Quirinale non ci si candida, si viene eletti”. Poi una serie di ricordi personali sui personaggi politici più noti della Prima e della Seconda Repubblica: Berlusconi, dice Casini, è stato “il più carismatico. Il suo desiderio di piacere era così forte che finiva per piacere pure ai suoi nemici”. Il politico più sottovalutato? “Gianfranco Fini. Senza la svolta di Fiuggi non ci sarebbe stata Giorgia Meloni”. Qual è stato il democristiano più grande? “Fanfani! L’uomo del ‘piano casa’ e della presidenza dell’Onu, l’amico di Giorgio La Pira e di John Fitzgerald Kennedy”. Il comunista che ha ammirato di più? “Giorgio Napolitano. Capì, prima degli altri, dove sarebbe andata la storia”. E la donna, la donna che non dimenticherà mai? “Nilde Iotti. Capace, con non poche difficoltà, di dire no anche al suo partito, il Pci”. Il giorno più triste? “Quando mi chiamarono a casa per dirmi che Marco Biagi era stato ucciso dalle Br. Era un mio caro amico. Lui, di qualche anno più grande, l’estate veniva a darmi ripetizioni di latino e greco a Lizzano in Belvedere, il paesino sotto il Corno alle Scale dove le nostre famiglie ci portavano in vacanza…”.
