La giornalista italiana Cecilia Sala potrebbe essere stata arrestata in Iran come ritorsione per il fermo di un cittadino iraniano avvenuto in Italia. Tre giorni prima che venisse trasferita dall’albergo di Teheran in cui si trovava all’isolamento nel carcere degli oppositori al regime di Evin, all’aeroporto di Malpensa era stato fermato un tecnico 38enne che si trovava a Milano solo di passaggio. Si tratta di un cittadino svizzero-iraniano che era arrivato da Istanbul e su cui pende un mandato di cattura emesso dagli Stati Uniti.
Mohammed Abedini Najafabad, questo il suo nome, è accusato di aver fornito ai pasdaran iraniani tecnologia per la fabbricazione di droni, gli stessi che lo scorso gennaio avrebbero ucciso tre militari americani e ferito altre 38 persone in Giordania.

Abedini è stato fermato dalla Digos. Con sé aveva documenti e componentistica elettronica per i droni. Il suo fermo è stato convalidato dalla Corte d’Appello. L’uomo ha detto di rifiutare l’estradizione negli Stati Uniti, dove rischia l’ergastolo viste le accuse pesanti. Abedini è stato trasferito nel carcere di Busto Arsizio.
Che ci sia un collegamento con Cecilia Sala, a cui attualmente non è stata contestata alcuna accusa formale, è da dimostrare. Dopo l’arresto del 38enne, però, in Italia c’era chi temeva possibili ritorsioni.
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