Roma, 17 set. (askanews) – La data delle primarie ancora non c’è, si aspetta di vedere se davvero la nuova legge elettorale verrà approvata e anche di capire quando si andrà al voto, perché incoronare il leader – o la leader – troppo presto può esporlo al logoramento. Ma la preparazione della corsa ai gazebo già anima il dibattito, nel Pd e nel ‘campo largo’ in generale, perché si tratta di capire quanti – e chi – saranno gli altri aspiranti candidati prmier, oltre a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Nel Pd, in particolare, è iniziata una discussione sull’opportunità di presentare anche un altro nome, oltre a quello della segretaria, in particolare un nome che dovrebbe rappresentare la minoranza. Ipotesi che, al momento, la Schlein non sembra disposta a prendere in considerazione e che non convince nemmeno tutti i riformisti.
Da statuto è l’assemblea del partito che può dare l’ok alla presentazione di un altro candidato Pd, oltre a quello della segretaria. E la Schlein, racconta chi ci ha parlato, non sembra affatto disposta ad acconsentire. La leader democratica non vuole disperdere forze in vista della sfida con Conte e non sembra convinta del ragionamento fatto da diversi nell’area riformista: la tesi è che gli elettori più moderati voterebbero più facilmente la leader Pd al ballottaggio, se avessero la possibilità di scegliere un candidato ‘di bandiera’, riformista, al primo turno. Di certo, pesa anche il timore di lasciare al solo Renzi la bandiera del riformismo.
Il nome più accreditato che circola è quello di Giorgio Gori, l’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo, spiega più di un parlamentare Pd, starebbe continuando a sondare il sostegno attorno ad una sua eventuale candidatura. Di certo, secondo quanto spiegano fonti della minoranza, su Gori convergerebbe volentieri Matteo Renzi, con la sua Casa riformista.
Non tutta la minoranza Pd, però, condivide questa idea, la discussione è in corso e verrà approfondita prima dell’appuntamento di Prato, a fine mese. Ma, appunto, la Schlein finora ha detto chiaramente di non essere disposta a concedere la deroga per un secondo nome Pd in corsa alle primarie. La leader dem preferirebbe di gran lunga una sfida a due, lei e il leader M5s, anche perché questo permetterebbe di superare pure la discussione sul secondo turno, che Conte non vuole.
Ma le cose sono complicate, perché la questione dei candidati, peraltro, arrovella anche le altre forze della coalizione. Avs, che non a caso non è affatto entusiasta delle primarie, si trova davanti a un bivio. Come spiega un parlamentare della sinistra Pd: “Loro non possono candidare nessuno dei due leader – nè Bonelli, nè Fratoianni – perché salterebbe l’alleanza che hanno costruito. Ma non è semplice nemmeno scegliere un terzo nome, di peso ma ‘neutro’ da presentare”. D’altro canto, se Verdi-Sinistra non presentassero un proprio nome rischierebbero di rimanere ‘schiacciati’ dalla sfida Schlein-Conte.
Non semplice la situazione nemmeno nella galassia centrista. Renzi ha sempre detto che presenterà un nome per ‘Casa riformista’, ma Silvia Salis ha detto no e non sembra facile trovare un altro volto competitivo. Resta l’ipotesi Gori, appunto, ma se la Schlein continua a dire no al doppio candidato Pd l’unica sua possibilità sarebbe quella di uscire dal partito. Il resto dell’area centrista, poi, ancora fatica a prendere forma. Tutti argomenti a favore di chi – anche nel Pd – vorrebbe evitare la conta ai gazebo. Ma la macchina sembra ormai in moto.
