Centrosinistra, Schlein: serve intesa anche su idee ancora diverse

Roma, 25 set. (askanews) – Cita ancora Daniele Silvestri, Elly Schlein, come aveva già fatto alla festa di Avs, “siamo d’accordo su 4850 cose”, la “piattaforma comune” del centrosinistra “è già ben avanzata”, assicura, ma poi – con tono pacato – manda un messaggio chiaro: “Bisogna discutere e trovare un accordo anche su quelle cose su cui ancora abbiamo idee diverse”. La leader Pd non fa nomi, ma non serve uno sforzo di fantasia per capire a chi si stia riferendo: la “cosa” su cui le idee sono ancora diverse è soprattutto una, l’Ucraina, e la Schlein non ci sta ad essere descritta come quella che vuole “mandare le armi a go-go”, come ha detto Giuseppe Conte.

La leader democratica non replica mai agli affondi dell’alleato, si limita sempre a felpatissimi richiami all’unità e quando parla di Ucraina ormai garantisce che non mancherà il “sostegno” a Kiev, facendo attenzione a non pronunciare l’aggettivo “militare”. Ma la comunicazione scelta dal leader M5s di fatto la relega nel ruolo di “bellicista”, una parte che la Schlein non ha nessuna intenzione di accettare, innanzitutto perché per lei l’elettorato pacifista è il ‘suo’ elettorato. Ma non solo.

Il lavorio per evitare le primarie e scegliere un terzo nome è ormai alla luce del sole e se nel Pd nessuno ne parla in pubblico adesso è Avs a non lasciar passare giorno senza sollevare il tema. Angelo Bonelli lo ha ripetuto anche oggi al Corriere della Sera, con una frase che sembra invitare i big del Pd ad uscire allo scoperto. “Pensavo che si potesse raggiungere una sintesi alta, per superare la contrapposizione sulla leadership”. Certo, aggiunge, “l’appello, a quanto pare, è caduto nel vuoto. Prendo atto che il Pd intende andare avanti con le primarie”. Salvo poi aggiungere: “Avevo lanciato la proposta e la rilancio oggi, ma non vedo segnali positivi”.

Segnali che, spiega un parlamentare della sinistra dem, non possono certo venire dal Pd: “Moltissimi sono convinti dei rischi delle primarie, la competizione non può che esaltare le differenze. Ma per evitare i gazebo a questo punto ci sono solo due strade: o Conte accetta il principio che il leader è il capo del partito che prende più voti alle politiche, oppure il leader M5s deve dire, in pubblico, ‘cara Elly, compiamo un atto di generosità e scegliamo insieme un terzo nome’”. Di sicuro, chiarisce, “nessuno nel Pd può dire ‘non facciamo le primarie’. Non è pensabile che siamo noi a chiedere alla segretaria di farsi da parte”.

Conte, anche nelle scorse settimane, ha più volte ricordato che lui aveva proposto anche, come alternativa, di fare “come nelle regioni”, ovvero sedersi “attorno a un tavolo e scegliere il candidato più competitivo”. Ma pochi credono che il leader M5s possa andare oltre questo.

Anche per questo, però, è importante che il clima tra i due sfidanti non superi il livello di guardia. Il richiamo della Schlein di oggi “dobbiamo discutere e trovare un accordo anche sulle cose su cui ancora abbiamo idee diverse” torna utile anche per disinnescare l’argomento delle “primarie divisive”, che è il punto di partenza di tutti i ragionamenti sul ‘terzo nome’ o ‘federatore’ che dir si voglia.

[La leader Pd prova a stemperare i toni mentre continua il lavorio sul ‘terzo nome’|PN_20260925_00132|in02|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/09/20260925_204321_EF45A1C5.jpg|25/09/2026 20:43:31|Centrosinistra, Schlein: serve intesa anche su idee ancora diverse|Centrosinistra|Politica]