Un dolore profondo ha colpito la comunità scolastica dell’istituto comprensivo Rita Levi Montalcini di San Stino di Livenza, nel Veneziano, dopo la tragica morte di Chiara Guerra, la docente di 53 anni uccisa dal nipote diciassettenne. Mentre le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda e per ritrovare il corpo della donna e l’arma del delitto, davanti alla sua abitazione si sono radunati studenti, genitori e colleghi.
Fiori, striscioni e messaggi hanno trasformato il luogo della tragedia in uno spazio di raccoglimento. I ragazzi ricordano la loro insegnante con parole cariche di affetto: “Mai autoritaria, sempre autorevole”, “Era buonissima”, “Era la Prof con la P maiuscola”, “Sapeva farsi ascoltare e rispettava i ragazzi”. Un ricordo unanime che racconta il legame speciale costruito negli anni con i suoi studenti.
Una docente amata che viveva per la scuola
Insegnante di Lettere, Chiara Guerra era impegnata negli esami di terza media e dedicava gran parte della sua vita alla scuola. I suoi alunni, che lei chiamava affettuosamente “papabili” durante le interrogazioni, oggi la ricordano con commozione e promettono di affrontare l’esame nel suo nome. “La porteremo sempre con noi e faremo un buon orale perché sia orgogliosa di noi”, ripetono i ragazzi della 3A, ancora sconvolti dalla notizia.
Secondo quanto emerso, la docente conduceva una vita riservata. A una collega e amica avrebbe confidato alcune tensioni familiari legate all’eredità dei genitori scomparsi. Proprio questi contrasti sarebbero al centro delle indagini che stanno cercando di ricostruire il movente dell’omicidio. Intanto, la comunità di San Stino di Livenza continua a stringersi attorno al ricordo di una professoressa che, per molti dei suoi studenti, resterà un esempio indelebile.
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