“Sulla fine di aprile del 2018 Renzi, che allora ancora contava nel Partito Democratico, va da Fazio, a ‘Che tempo che fa‘, e tutti si aspettavano che annunciasse che si faceva questo governo dalla parte del Movimento 5 Stelle. Invece va e gela tutto il Movimento e anche il Paese: ‘No, noi non faremo mai questo governo col Movimento 5 Stelle’. Panico totale. Questo governo con la Lega non è stato un governo di elezione, di scelta, è stato un governo, bisogna dirlo, di necessità (…) Il governo è stato formato dopo 3 mesi. Non c’è un’alleanza, si scrive nero su bianco quali sono gli obiettivi e cerchiamo di dare una svolta al paese”.
Con queste parole Giuseppe Conte ricostruisce la genesi del governo Conte I durante l’intervista al podcast One More Time. L’ex premier sottolinea come l’esecutivo con la Lega non nascesse da un progetto politico strutturato, ma da una situazione di stallo istituzionale.
Lo stallo politico e la telefonata decisiva
“A un certo punto iniziano a dialogare: ‘chi sarà il Presidente del Consiglio?’ E si crea uno stallo completo tra Di Maio e Matteo Salvini”, racconta Conte. In quel contesto di incertezza, arriva la svolta inattesa: “Io ero a fare le mie cose tranquillamente, né pensavo che potesse mai arrivare a me. E arriva questa telefonata. Mi chiama proprio Di Maio e mi dice: ‘Guarda Giuseppe, la situazione è molto complicata. Io ti chiederei la cortesia di venir qui a fare un colloquio con Salvini’”.
Conte descrive anche un momento personale intenso: “Olivia (Paladino, la sua compagna, ndr), che ha una forte intuizione, lo dà per scontato. Qui lei intuisce un’evoluzione penalizzante per la famiglia. E quindi anche la lacrima che scende”. Alla fine, sarà proprio lui a diventare Presidente del Consiglio.
La crisi e la fine dell’alleanza
Sul governo giallo-verde Conte racconta la progressiva frattura: “Allora era un progetto di cambiamento che andava portato avanti. Però mi rendevo conto che era sempre più difficile, che ormai stavano prevalendo gli egoismi di partito”.
Poi la svolta: “Io lo dico chiaramente: ‘dovete decidere se andiamo avanti con rispetto dei ruoli, con sensibilità istituzionale. Fatemelo sapere perché altrimenti ci fermiamo qui‘”. La crisi si consuma rapidamente: “Arriva l’estate e Salvini mi viene a trovare e stacca la spina. Ne ho preso atto”.
Covid, dolore e responsabilità
Conte ricorda anche la fase più drammatica della pandemia: “Noi seguiamo le immagini di Wuhan in Cina, disastrose. Intere popolazioni vengono isolate, messe in quarantena”.
Sul piano umano aggiunge: “Quando tu vedi che iniziano a morire persone… ti prende un senso d’angoscia terribile (…) Una mia guardia della scorta che lavorava con me è morta”. E ammette: “Ho avuto momenti di commozione… ma in quel momento io ero il punto di riferimento”.
La dimensione privata e le emozioni
Nel racconto emergono anche fragilità personali: “Mio figlio Niccolò nel periodo, purtroppo, del Covid si è ammalato. Per 2 anni è stato in grandissima difficoltà”. Conte parla di momenti difficili: “Io lo accompagnavo a scuola la mattina con la carrozzina”, definendo quel periodo “un’angoscia terribile”.
Infine, riflette sul senso della politica: “Sono storie che ti fanno piangere. Piangere perché capisci la politica può fare tanto e poi ti chiedi anche: ‘Ma come mai non lo fa?’”.
L’articolo Conte racconta il dramma del Covid e del figlio malato: “Due anni di angoscia, lo accompagnavo in carrozzina” proviene da Blitz quotidiano.
