In Italia le perdite più elevate: 147 miliardi di euro, 2.500 euro in media a cittadino. Il 48% dei cittadini si sente esposto a rischi come incendi, alluvioni e ondate di calore. In Europa il 38%. I dati del Rapporto di ConsumerLab e Future Respect
I cambiamenti climatici sono costati all’Europa 915 miliardi in 45 anni, tra il 1980 e il 2025. Ma l’impatto appare in crescita: l’ondata di calore di quest’anno potrebbe pesare sul Pil europeo di un punto, un valore pari a 180 miliardi. In questo contesto l’Italia è il Paese che nel periodo considerato registra le perdite più elevate: 147 miliardi di euro, in pratica 2.500 euro in media a cittadino.
A fare i conti è il Rapporto “Strategia per la pace climatica” promosso da ConsumerLab e Future Respect, che riassume i principali dati tratti da oltre ottanta ricerche ufficiali circa l’impatto del clima sulle economie europee, sulle imprese e sulla vita dei cittadini.
La media annua delle perdite economiche dovute a eventi meteorologici e climatici estremi è passata da 8,6 miliardi nel decennio 1980-89 a 44,9 miliardi nel quinquennio 2020-24: un valore più che quintuplicato – analizza ConsumerLab – Le sole ondate di calore dell’estate 2025 hanno prodotto una perdita di valore aggiunto lordo stimata in 43 miliardi di euro, con una proiezione fino a 126 miliardi annui entro il 2029 sulla base dei pattern storici, con il picco del 2026 che potrebbe arrivare a 180 miliardi.
Il rapporto valuta anche l’impatto sulle imprese, il comportamento dei cittadini e le misure messe in atto dal settore pubblico. Il 36,6% delle Pmi italiane – emerge dal rapporto – ricade nelle classi di rischio fisico climatico alto o molto alto, e l’87% delle imprese italiane considera la transizione climatica un’opportunità economica, che però stenta a sfruttare: il 91% di queste non ha un programma concreto e un piano di investimenti definito in merito.
Sul fronte ambientale qualcosa sta cambiando: l’Europa è responsabile dell’8% delle emissioni globali di CO2 e le sta diminuendo. Ogni italiano partecipa con circa 5 tonnellate pro-capite, meno della media europea (circa 6,5 tonnellate), ancora meno di Stati Uniti (circa 14 tonnellate) e Cina (circa 8 tonnellate). Dal 1990 ad oggi l’Italia ha tagliato le proprie emissioni complessive di oltre il 30%, passando da circa 520 milioni di tonnellate di CO2 equivalente a circa 370 milioni di tonnellate. Un segnale certamente positivo, ma ancora insufficiente.
Migliorano anche gli interventi pubblici per contenere gli effetti dei cambiamenti climatici – rileva ConsumerLab – Dalla mappatura delle misure pubbliche e fiscali con impatto ambientale emerge come in Italia il valore dei sussidi ambientalmente dannosi scenda dai 23,8 miliardi nel 2024 ai 22,4 miliardi nel 2025 (-5,9%): si tratta del terzo calo consecutivo e il livello più basso della serie recente. Al contrario, i sussidi favorevoli all’ambiente (Saf) crescono sensibilmente, da circa 71,8 del 2024 a 82,5 miliardi di euro del 2025.
L’86% dei cittadini italiani, poi, si dichiara preoccupato dagli effetti dei cambiamenti climatici e il 48% si sente esposto a rischi come incendi, alluvioni e ondate di calore, un dato molto superiore alla media europea, che si ferma al 38%.
“Dai dati raccolti – afferma Francesco Tamburella, coordinatore del report – emerge la mancanza di una concreta educazione climatica, sia tra le imprese che tra i cittadini. Tutti devono collaborare attivamente per evitare un conflitto irreversibile con la natura, ed è importante rendere evidente che la gestione del cambiamento climatico non riguarda soltanto la riduzione delle emissioni: si estende al rinnovamento del modo in cui produciamo, consumiamo, lavoriamo, investiamo, assicuriamo i rischi e governiamo i territori. Gestire il cambiamento climatico significa, prima di tutto, cambiare prospettiva, trasformando un problema in un’opportunità che determini vantaggi per tutti. La complessità del rischio climatico non deve scoraggiare”.
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