Dopo Ocasio-Cortez in Usa, riparte in Italia il confronto politico sugli ovuli congelati

Roma, 11 ago. (askanews) – Dopo l’annuncio della deputata americana Ocasio Cortez che ha deciso di congelare i suoi ovuli per poter fare un figlio in futuro anche in Italia si è aperto il dibattito sul tema.

Oggi il leader di Iv Matteo Renzi ha proposto un dibattito “civile” on line dicendosi favorevole alla legge già varata in Francia che rende gratuita questa procedura medica per le giovani donne. In tal senso presenterà una proposta nella legge di Bilancio. Anche il Pd al Senato ci sta lavorando e ha già pronta una proposta di legge sulla Cpo (Crioconservazione pianificata degli ovociti). Primo firmatario Filippo Sensi che ha coinvolto i colleghi Cecilia D’Elia, Simona Malpezzi, Alberto Losacco, Tatiana Rojc, Walter Verini, Graziano Delrio, Francesca La Marca, Daniele Manca e Sandra Zampa. Il titolo della proposta è “Disposizioni in materia di prevenzione dell’infertilità e di preservazione della fertilità femminile”.

La relazione di presentazione della norma parte infatti dalla preoccupazione per il calo demografico e per le ragioni sociali e culturali che impediscono o limitano la possibilità per le donne di diventare madri, come “la scelta di non legare, in un determinato momento della propria vita, il proprio progetto di genitorialità alla presenza di un partner, la necessità di completare un percorso di studi o di formazione, oppure l’esigenza di concentrarsi sul lavoro in una fase decisiva per la propria carriera, o ancora la scelta di posticipare la maternità in futuro in attesa di essere più stabili a livello professionale, economico, sociale o personale”.

“In un contesto sociale nel quale il picco della fertilità femminile – raggiunto, tipicamente, tra i 20 e i 30 anni- in molti casi non coincide con una condizione di sufficiente stabilità relazionale e professionale, la CPO consente di ridurre questo divario posticipando la maternità a un’età nella quale si è raggiunta una condizione più favorevole alla genitorialità ma nella quale è sempre più difficile concepire a causa del declino della fertilità e dell’esaurimento della propria riserva ovarica”.

Sul fronte delle ragioni mediche per la crioconservazione degli ovociti si parte dall’assunto che attualmente, in Italia, la procedura è gratuita per le donne under 40 anni che ricevono una diagnosi di tumore. Tuttavia, esistono molte altre patologie che possono compromettere la fertilità o portare alla sterilità e che, attualmente, non danno diritto a ottenere alcun rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale. In molte regioni l’endometriosi, ad esempio, non è riconosciuta tra le patologie che danno diritto a chiedere un rimborso al SSN. Esistono dunque profonde diseguaglianze nell’accesso a percorsi di CPO sia in base alla patologia, sia in base all’area di residenza.

“La presente legge – si legge nell’articolato -, in attuazione degli articoli 3, 31, 37 e 51 della Costituzione, promuove la prevenzione e diagnosi precoce dell’infertilità, la preservazione della fertilità femminile, la tutela della salute riproduttiva, nonché l’accesso a percorsi di crioconservazione pianificata degli ovociti per ragioni mediche e per ragioni sociali, al fine di tutelare il diritto alla genitorialità, alla procreazione e alle pari opportunità, quali diritti costituzionalmente garantiti, nonché allo scopo di sostenere la natalità e combattere il calo demografico”.

La norma prevede quindi che “l’accesso gratuito alla crioconservazione pianificata degli ovociti sia “consentito per ragioni mediche o per ragioni sociali”. Per ragioni mediche si intendono: “le patologie o condizioni che per caratteristiche cliniche o per approccio terapeutico possono pregiudicare la fertilità, quali: neoplasie maligne da sottoporre a terapie antitumorali potenzialmente tossiche a livello gonadico; endometriosi severe; patologie croniche recidivanti che richiedano terapie con immunosoppressori o farmaci gonadotossici; patologie che provocano la riduzione della riserva ovarica”.

Per ragioni sociali invece si intendono: “la scelta di pianificare la maternità per motivi legati al proprio progetto di vita. Si partirà con un “piano di screening della riserva ovarica rivolto alle donne tra i 20 e i 35 anni, con l’obiettivo di identificare precocemente le donne con ridotta riserva ovarica e informare le medesime sulla possibilità di pianificare la gravidanza in tempi consoni con la propria condizione o di accedere alla preservazione preventiva della fertilità tramite la crioconservazione dei propri ovociti”. Il Piano si attuerà tramite “prelievo ematico da eseguire gratuitamente e senza prescrizione medica presso le strutture pubbliche o private”.

Sul fronte dei costi si parla di una spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2026 e di 50 milioni per l’anno 2027. Questo consentirà “l’esenzione dalle spese per l’accesso alla CPO per ragioni mediche” e un contributo economico per l’accesso alla CPO per ragioni sociali “alle donne di età compresa tra i 25 e i 35 anni, residenti in Italia da almeno un anno o in possesso di regolare permesso di soggiorno da almeno un anno, con nucleo familiare avente reddito ISEE non superiore a euro 30.000,00. Il contributo è concesso ed erogato una tantum e per un valore massimo di euro 3.000,00, da rendicontare sulla base delle spese effettivamente sostenute e documentate per la crioconservazione degli ovociti”.

E’ prevista poi una campagna di informazione e sensibilizzazione in favore della popolazione femminile sullo svolgimento di test di riserva ovarica. Quanto al costo economico della proposta la legge stabilisce che agli oneri “pari a 40,5 milioni di euro per l’anno 2026 e di 70,5 milioni per l’anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica”.

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