Fi verso sì a preferenze, ma è alta tensione nel partito (e verso Fdi)

Roma, 29 lug. (askanews) – La riunione si è conclusa con un appello a “essere uniti” per essere più forti anche nella trattativa. Insomma, ad essere “un’unica falange”, come facevano i romani. Ma quello che si è tenuto a palazzo Madama tra il segretario Antonio Tajani e i senatori di Forza Italia per discutere del famoso emendamento per inserire le preferenze nella legge elettorale è stato, come confermano più testimoni, un incontro ad altissima tensione. La linea di fatto è tracciata e il vice premier lo ha detto abbastanza chiaramente prendendo la parola per una decina di minuti alla fine di due ore di discussione decisamente animata. Dare il via libera alla modifica fortemente voluta da Giorgia Meloni sarà praticamente inevitabile. “Con voto palese non possiamo non votarlo”, avrebbe sentenziato Tajani. Che, però, ha cercato anche di tenere conto delle rimostranze emerse e, proprio per questo, avrebbe invitato a mostrarsi coesi per poter cercare di incidere nella trattativa sul tipo di emendamento che sarà presentato. Non a caso è stata fissata una nuova riunione degli sherpa che si terrà tra lunedì e martedì alla quale, per gli azzurri, oltre a Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio, che hanno gestito tutta la fase di elaborazione del testo fino ad ora, si aggiungerà anche il senatore Roberto Rosso.

E proprio sul (mancato) coinvolgimento dei parlamentari della Camera alta che è andato in scena un battibecco tra il segretario e la capogruppo, Stefania Craxi, con lei – raccontano – che lo ha incalzato sul fatto che dopo essere stati esclusi dalle prime trattative i senatori ora “vogliono contare” e Tajani che le ha chiesto di non interromperlo e aspettare che finisse il proprio discorso.

Per il resto, sempre secondo quanto emerge da più testimoni, il ministro degli Esteri avrebbe cercato di spiegare perché la strada delle preferenze sarebbe ormai inevitabile, soprattuto per una ragione: il rischio che la legge venga dichiarata incostituzionale nella formulazione attuale. Tajani avrebbe detto di aver parlato direttamente con qualcuno della Corte proprio di questo. “Rischiamo di ritrovarci il Rosatellum”, avrebbe argomentato. Con il senatore Claudio Lotito che ha lanciato un “magari” che ha scatenato l’ilarità generale. Sul punto sarebbe poi intervenuto il viceministro della Giustizia Paolo Sisto, sostenendo che i problemi di incostituzionalità a suo giudizio non sono così scontati perché la sentenza della stessa Consulta del 2014 “dà possibilità di liste corte”.

Ma quello di una bocciatura in punta di diritto, non è l’unico argomento utilizzato dal vicepremier. “Ormai – avrebbe affermato – si è capito che gli italiani vogliono scegliere i loro rappresentanti”. Facendo un excursus delle settimane precedenti, inoltre, il segretario di Forza Italia avrebbe anche spiegato perché di fronte all’insistenza di Meloni, avrebbe dato il suo via libera seppur obtorto collo. Ovvero, diventava difficile fare una battaglia in solitaria dopo che Salvini si era “sfilato”.

Che il clima dentro il partito non sia dei migliori, lo dimostra anche il rimprovero che Tajani ha rivolto ai suoi senatori nel momento stesso in cui li invitava a dare prova di unità. In particolare, avrebbe sottolineato che “si parla troppo in giro”, che si danno agli altri informazioni che poi gli vengono ritorte contro. In pratica, “noi ci facciamo male da soli”.

Ma in questa riunione sfogatoio, la tensione non era solo una questione interna. Raccontano che molte siano state le frecciate rivolte alla “prepotenza” di Fratelli d’Italia o i riferimenti a una scarsa capacità della presidente del Consiglio di essere “generosa” e farsi concava e convessa come da insegnamento di Silvio Berlusconi. Decisamente ruvido sarebbe stato l’intervento di Adriano Galliani che si è detto totalmente contrario alla riforma anche perché “rischia di consegnare il Paese alla sinistra per 9 anni”. In particolare, si sarebbe detto “preoccupato” dell’ordine di priorità di Meloni. Ossia, primo vincere, secondo perdere e terzo pareggiare. Nel mirino sarebbe finito anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, per le sue recenti frasi sul ‘gioco della torre’ e il rischio di suicidio di Forza Italia. “Dobbiamo pretendere rispetto”, ha chiosato un ministro.

[Tajani riunisce i senatori e invita a essere coesi. Malumori anche per “prepotenza” premier|PN_20260729_00128|in02|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/07/20260729_205404_ABEC67CD.jpg|29/07/2026 20:54:10|Fi verso sì a preferenze, ma è alta tensione nel partito (e verso Fdi)|L.elettorale|Politica]