Roma, 3 set. (askanews) – L’approvazione della legge regionale veneta sul suicidio medicalmente assistito “ha un doppio valore. Il rispetto per i malati terminali in attesa, e un bel segnale a livello nazionale, perché il Parlamento legiferi”. Lo dice Luca Zaia, presidente leghista del Consiglio regionale del Veneto, intervistato da Repubblica. Sta accusando qualche partito? “No. Ma è dal 2009 – replica l’esponente della Lega – che si parla di questi temi. Dal caso di Eluana Englaro. È un tema che seguo da anni, e penso che sia l’occasione per dire che la politica su temi come questo deve avvalersi della libertà di coscienza, sennò non se ne viene fuori. E sarebbe sbagliato dire che questo è tema di sinistra o di destra. Se fai un sondaggio, trovi favorevoli e contrari a destra e sinistra. Prova ne è che non è passata mai una legge”.
“Un ulteriore segnale, che succeda in questa regione, che è marcatamente di centrodestra. Ma prima o poi – sottolinea – se ne aggiungeranno altre, perché il tema è cogente, e la Corte costituzionale ha dato la stura, ha aperto. Poi ha sollecitato tre volte i diversi Parlamenti affinché facessero una legge. Ma prima o poi questo Paese dovrà trovare una quadra, e farla”.
Zaia non si scompone sulla domanda a proposito del voto contrario di qualche consigliere leghista: “In un Paese democratico – commenta – c’è libertà di coscienza. Anzi, se si adottasse questa modalità a livello nazionale, la legge passerebbe subito, e se si facesse con voto segreto, ancora più velocemente. E guardi che non metto nessuno sul banco degli imputati, la Meloni, la destra, la sinistra… Con libertà di coscienza e voto segreto avremmo delle sorprese”.
