Giornata mondiale zone umide, ospitano il 40% delle specie animali e vegetali

L’edizione 2026 del World wetlands day (2 febbraio) è dedicata alle conoscenze tradizionali. Con l’inserimento di due aree toscane, in Italia sono 63 quelle riconosciute dal Segretariato Ramsar. Tre sono ancora in fase di approvazione

Il 2 febbraio si rinnova l’appuntamento con la Giornata mondiale delle Zone Umide, una ricorrenza cruciale per la conservazione degli ecosistemi acquatici. Quest’anno l’Italia ha un motivo in più per festeggiare: il Padule di Fucecchio e il Padule di Scarlino, in Toscana, sono entrati ufficialmente nella lista di siti Ramsar, cioè aree umide considerate di importanza internazionale.

In Italia le zone umide ufficialmente riconosciute dal Ministero sono 66 distribuite in 15 Regioni, ma quelle riconosciute anche dal Segretariato di Ramsar sono 63

La Giornata mondiale (World Wetlands Day) è stata istituita dall’Onu nel 1997 proprio per commemorare la firma della Convenzione di Ramsar, avvenuta il 2 febbraio 1971 nell’omonima città iraniana. È stato il primo patto intergovernativo firmato con l’obiettivo di un impegno globale per la salvaguardia e la gestione sostenibile di questi preziosi ambienti acquatici. All’accordo hanno aderito 172 Paesi nel mondo, oltre a organizzazioni internazionali come la Fao e l’Unesco. Per la nostra penisola la ricorrenza è doppia quest’anno: nel 2026 cade infatti il 50° anniversario dalla ratifica dell’accordo, avvenuta nel 1976.

Nazzano area umida

Scrigni di biodiversità

Paludi, stagni, acquitrini o altri bacini naturali e artificiali non sono semplici specchi d’acqua, ma veri e propri “reni” per il pianeta: purificano le risorse idriche, filtrano gli inquinanti e garantiscono la sicurezza alimentare. La loro funzione è vitale anche per il clima, poiché contribuiscono a limitare il fenomeno delle inondazioni e l’erosione costiera.  Fungono da termoregolatori poiché sono in grado di raffreddare l’aria tramite l’evaporazione dell’acqua. Limitano l’effetto serra grazie alla capacità di immagazzinare materia organica, assorbendo grandi quantità di carbonio. Soprattutto, sono “scrigni di biodiversità”, infatti pur coprendo una piccola parte di superficie terrestre, appena il 6%, ospitano il 40% di tutte le specie vegetali e animali al mondo, come riportato nel documento Global Wetland Outlook della Convenzione di Ramsar. Le specie dipendenti dalle zone umide come pesci, uccelli acquatici e tartarughe sono in grave declino, con il 25% minacciato di estinzione.

Cormorano sul lago di Nazzano (Lazio)
Cormorano sul lago di Nazzano (Lazio)

Tra innovazione e cultura locale

Il tema centrale della ricorrenza quest’anno sarà “Zone umide e conoscenze tradizionali: celebrare il patrimonio culturale”. La giornata punta a sensibilizzare l’opinione pubblica non solo sulla tutela ambientale, ma sulla visione sistemica che lega comunità e natura. Quasi tutti i Siti Ramsar offrono servizi ecosistemici culturali (CES) e oltre la metà possiede valori spirituali e ispirazionali. I saperi e le tradizioni sono un tassello fondamentale nella gestione sostenibile del territorio, integrandosi con l’innovazione scientifica, e i paesaggi lacustri hanno sempre avuto un ruolo importante per le comunità locali.

In tutta Italia verranno promosse iniziative come incontri, escursioni guidate, azioni di pulizia o monitoraggi ambientali, sempre in linea con l’impegno da mettere in atto nel rispetto dei 17 Sdgs, gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Due nuovi gioielli toscani

In Italia le zone umide ufficialmente riconosciute dal Ministero sono 66 distribuite in 15 Regioni, ma quelle riconosciute anche dal Segretariato di Ramsar sono 63. Tra i primi e più importanti siti storici figurano il lago di Nazzano e il lago di Sabaudia nel Lazio, il Lago di Barrea in Abruzzo e le Valli di Comacchio in Emilia-Romagna. La Toscana ha arricchito l’elenco con due nuovi siti a dicembre 2025: il Padule di Fucecchio (una delle più estese paludi interne italiane, che si sviluppa tra le province di Firenze, Pistoia, Lucca e Pisa) e il Padule di Scarlino (un’area naturale a pochi chilometri da Follonica, in provincia di Grosseto). L’inserimento nelle liste ufficiali non è un passaggio rapido, ma frutto di un lungo e complicato iter durato oltre un decennio. Per ottenere il sigillo Ramsar, infatti, un sito deve soddisfare nove criteri, come riportato nel documento The Ramsar Sites Criteria (pdf), tra cui rappresentare un ecosistema unico e raro, ospitare specie animali e vegetali minacciate, a rischio d’estinzione e rilevanti per la diversità biologica; deve accogliere regolarmente almeno 20.000 o più uccelli acquatici e almeno l’1% degli esemplari di una popolazione; il sito deve anche ospitare una proporzione significativa di sottospecie, specie o famiglie di pesci indigeni e deve essere un’area fonte di alimentazione e di deposizione delle uova o luogo di rotta migratoria; deve poi essere presente nell’area almeno l’1% della popolazione di una specie o sottospecie di animali non aviaria, come anfibi, mammiferi o rettili.

Il Padule di Fucecchio rappresenta uno snodo fondamentale per le rotte migratorie tra Europa e Africa. Nei suoi 1900 ettari trovano rifugio animali come la cicogna bianca (Ciconia ciconia), il mignattaio (Plegadis falcinellus), il tritone crestato italiano (Triturus carnifex), anfibio a rischio d’estinzione e  una piccola farfalla, la licena delle paludi (Lycaena dispar).

Il Padule di Scarlino (Grosseto), è invece un’area caratterizzata da un sistema salmastro e dolce. Trovano riparo nei suoi giuncheti, tra gli altri, anche il tarabuso (Botaurus stellaris), airone mimetico e molto raro e il forapaglie castagnolo (Acrocephalus melanopogon), un piccolo uccello indicatore della qualità dell’ambiente palustre.