È iniziato il settimo giorno di ricerche di Giulia Cecchettin e Filippo Turetta, i due giovani scomparsi da sabato sera. Le operazioni ricalcano lo schema di venerdì lungo l’asse, tra Veneto e Friuli, che va da Dolo e quindi dal fiume Brenta al lago di Barcis. Vigili del fuoco, Carabinieri e una settantina di volontari della Protezione civile si sono suddivsii gli incarichi con cani molecolari e sommozzatori pronti ad entrare in azione nel caso di tracce rilevanti. In particolare i Vigili del fuoco ispezionano corsi d’acqua e laghi con i volontari della Protezione civile che controllano gli argini. E’ atteso anche l’utilizzo dell’elicottero dei pompieri di stanza all’aeroporto ‘Marco Polo’ di Venezia.
In mattinata è previsto l’arrivo e l’uso anche di droni e cinofili. Oltre al lago di Barcis, le verifiche sono state estese – anche grazie all’utilizzo di un elicottero – anche all’impervia strada secondaria che collega con la località turistica del Piancavallo e lungo l’intera strada regionale 251, fino alla diga del Vajont e al confine con il Veneto.
Giulia Cecchettin e Filippo Turetta, il video
Gli inquirenti hanno acquisito un video che mostrerebbe l’aggressione del giovane alla ex fidanzata. Le immagini girate da una telecamera nel piazzale di Fossò dove erano state ritrovate macchie di sangue e capelli.
Nel filmato si vedono i due ragazzi impegnati in una colluttazione durante la quale Giulia Cecchettin viene ferita e perde sangue. Filippo Turetta, coetaneo della vittima, scrivono gli inquirenti nelle carte giudiziarie visionate dall’Adnkronos, “poneva in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte colpendola nuovamente al fine di evitare che la stessa fuggisse”. Dopo aver colpito Giulia con calci mentre si trovava a terra, tanto da farle gridare ‘mi fai male’ invocando aiuto, Filippo viene ripreso mentre si sposta insieme alla ex in un’altra area con la propria auto, dalla quale la 22enne fugge. Rincorsa, viene colpita alle spalle da Turetta, che l’aggredisce violentemente, provocandone la caduta, per impedire che si allontanasse “e producendole, quale conseguenza della propria azione – si legge – ulteriori ferite e ulteriori copiosi sanguinamenti, che determinavano che la parte offesa rimanesse a terra apparentemente esanime mentre Turetta caricava il suo corpo nella propria auto, allontanandosi dal luogo dei fatti e rendendosi immediatamente irreperibile”.
