A otto anni dall’apertura del testamento di un’anziana signora di Modena, sembra giungere a un punto fermo la vicenda di un’eredità contesa e la storia di un conflitto che ha opposto un’intera famiglia a un solo fortunato nipote.
Il sospetto di una “mano guidata”
Fortunato (e magari meritevole, vai a sapere) perché di tutti quanti era il preferito dalla signora deceduta all’età di 80 anni, ancora lucida ma praticamente cieca.

In ogni caso, si era preoccupata di mettere per iscritto le sue volontà: i suoi 800mila euro di eredità li avrebbe lasciati al nipote preferito. Si immagini la faccia degli altri parenti alla lettura del testamento.
Determinati a correggere quella che consideravano un’ingiustizia si sono rivolti al tribunale: quel testamento olografo non poteva averlo scritto l’anziana signora, affetta peraltro da una maculopaatia essudativa degli occhi che la rendeva praticamente cieca.
La perizia grafologica
Sospettavano una “manina” interessata, guarda caso quella dell’unico beneficiario. La perizia grafologica gli ha dato torto: una sola mano ha vergato per iscritto quelle volontà.
E, al momento in cui è stato redatto il documento, la signora era nel pieno possesso delle sue facoltà cognitive, non era cioè suscettibile di subornazione o circonvenzione da parte di chicchesia. Dopo il tribunale lo ha riconosciuto anche la Corte d’Appello.
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