Roma, 19 mag. (askanews) – Quando è ormai troppo tardi, il tentativo è quello di sminuire l’episodio, spiegando che sono cose che succedono, che in fondo non è la prima volta che una mozione viene votata in una versione leggermente modificata rispetto a quella inizialmente presentata. Soltanto che in questo caso la differenza non è formale ma sostanziale e, soprattutto, il tema è di quelli che da settimane agitano la maggioranza, ovvero utilizzare risorse per contrastare il caro energia e/o mantenere gli impegni presi in tema di difesa. D’altra parte a luglio ad Ankara si terrà il vertice Nato durante il quale il presidente americano Donald Trump potrebbe chiedere conto a Giorgia Meloni delle responsabilità assunte in materia.
Il pasticciaccio ha come teatro il Senato, in una giornata che doveva scorrere via come normale amministrazione. Si votano delle mozioni, una delle quali ha come tema centrale l’energia. Solo che nel testo presentato dalla maggioranza c’è un punto, il numero otto, che fa riferimento proprio alle spese militari in cui si chiede al governo di promuovere “una revisione degli obiettivi più ambizioni (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali”. Scoppia il caos, il ministro competente, Guido Crosetto – che viene descritto come su tutte le furie – fa sapere di essere completamente contrario. Si decide di chiudere la questione eliminando il passaggio incriminato.
Ma la polemica, al di là dei tentativi di minimizzare messi in atto, è tutt’altro che chiusa e, anzi, si porta dietro una coda di veleni incrociati nel centrodestra. Perché la Lega viene subito considerata dagli alleati la maggiore indiziata della ‘manina’ che ha inserito la frase, vista la nota posizione del partito sull’argomento. Il capogruppo, Massimiliano Romeo, spiega che era una “mozione di tutti” ma ammette anche che si sono “sensibilità differenti” visto che “c’è Crosetto che è per la Difesa, Giorgetti che dice ‘prudenza nei conti’ e Meloni che sta giocando una partita importante in Europa”. Il riferimento è anche alla lettera inviata domenica scorsa della presidente del Consiglio a Ursula von der Leyen, in cui si chiede di poter estendere alle misure per affrontare la crisi energetica la flessibilità che il Patto di Stabilità prevede per la difesa. Ma, soprattutto, l’esponente del Carroccio spiega che la stesura del testo è opera di Forza Italia, in base a una divisione di compiti tra i vari partiti per cui alla Lega, allo stesso tempo, era affidato l’onere di scrivere la mozione sull’agricoltura e a Fratelli d’Italia quella sulla casa. Secondo il racconto fatto dallo stesso Romeo a più persone, una volta ricevuto il testo il suo partito lo avrebbe sottoposto tra gli altri anche al senatore Claudio Borghi che, avendolo trovato in linea con la storica posizione, non avrebbe avuto nulla da eccepire. Da Forza Italia, invece, si parla di paragrafo aggiunto. D’altra parte, poco dopo nella stessa aula, accade anche che il governo riformuli in molti punti (a cominciare da quelli relativi al Ceta e al Mercosur) proprio la mozione scritta dai salviniani sul tema dell’agricoltura, sulla base di un parere del ministero degli Esteri. Un episodio che, vista la giornata, qualcuno nello stesso partito azzurro, legge come una sorta di ‘vendetta’.
E tuttavia, tra i partiti di maggioranza, il massimo dell’ammissione di colpa che si riesca a ottenere è il riconoscimento che non ci sia stato un controllo sufficientemente scrupoloso. Si sottolinea anche che la pratica era totalmente affidata nelle mani dei capigruppo: sottinteso, del pasticcio Palazzo Chigi non ha alcuna responsabilità. Una teoria che però non convince pienamente l’opposizione persuasa che una mozione su un tema così delicato non possa essere presentata senza prima fare un passaggio ai piani alti del governo. Il sospetto, infatti, è che la premier abbia sostanzialmente lasciato fare nell’ottica di cominciare ad allentare le maglie, sia agli occhi dell’opinione pubblica che delle istituzioni europee. Una voce che, però, non trova conferma nell’esecutivo. Il Pd, con il capogruppo Francesco Boccia, però insiste: “E’ successo qualcosa tra Salvini, Tajani e Meloni o il ministro Crosetto ha ancora una volta dettato un diktat ai gruppi parlamentari? Abbiamo bisogno di saperlo”, dice, parlando di una “ormai evidente condizione comatosa della maggioranza”. Duro anche il leader del M5s, Giuseppe Conte. “Il governo – sottolinea – è a pezzi, ha perso la bussola e anche la pur minima credibilità”.
