Roma, 30 set. (askanews) – Tutti precettati, anche sottosegretari e ministri eletti alla Camera, le cui agende sono state “smontate” per far sì che domani alle 13.30 in aula tutti i deputati di maggioranza siano presenti per respingere le pregiudiziali di costituzionalità presentate alla riforma elettorale voluta da Giorgia Meloni. E non correre il rischio che si ripeta quanto accaduto a luglio quando, a scrutinio segreto, a Montecitorio venne bocciato per un solo voto l’emendamento sulle preferenze.
Nonostante la sconfitta del governo, che aveva dato parere favorevole sull’emendamento affossato, la legge è andata avanti e le preferenze inserite nel passaggio al Senato dove non ci sono alternative al voto palese. Stavolta la posta in gioco è più alta: l’eventuale approvazione delle pregiudiziali metterebbe la parola fine alla legge fortemente voluta dalla presidente del Consiglio che ha legato al destino del nuovo sistema elettorale – un proporzionale con premio di maggioranza – quello del suo governo. “Mi sembra che Giorgia Meloni sia stata chiara. Se il provvedimento non passa si va a casa”, ribadisce oggi Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.
Per questa ragione, se si supera domani il primo e penultimo scoglio alla Camera, il governo porrà lunedì in tarda mattinata la questione di fiducia certamente su tre dei 4 articoli modificati a Palazzo Madama mentre sull’articolo 8, quello sul voto ai fuorisede, fino a oggi non si è parlato di fiducia visto che non è un punto su cui le opposizioni possono chiedere il voto segreto ma dalla maggioranza l’eventualità non viene esclusa del tutto. I voti di fiducia si svolgeranno per appello nominale da martedì. Seguirà l’esame degli ordini del giorno e il voto finale. Il timing definitivo sarà fissato domani dalla conferenza dei capigruppo. Probabile si arrivi a giovedì 8 ma non viene escluso in ambienti di maggioranza che si possa anticipare il voto finale a mercoledì 7.
Per la maggioranza il voto finale (segreto) è la vera incognita ma la mobilitazione via messaggio e l’obbligo di presenza impartito oggi su domani rivelano che anche il voto sulle pregiudiziali impensierisce il centrodestra. Sul destino della riforma voluta dalla Meloni pesa l’insoddisfazione delle donne a fronte della cancellazione della norma, prevista dal Rosatellum, sull’alternanza di genere nei capilista; il timore delle preferenze, inserite al Senato in versione quasi identica a quella già bocciata alla Camera. Non solo. In Fdi serpeggia il timore di altri deputati di maggioranza che non si sentirebbero garantiti dal nuovo sistema di voto pronti a tradire di fronte alla promessa di un posto in lista con Vannacci. Il coordinatore nazionale di Futuro Nazionale, Massimiliano Simoni, incrociato in Transatlantico alla Camera, non conferma nuovi passaggi imminenti ma promette: “Ormai mi vedrete a Roma sempre più spesso”.
In campo tutti gli stratagemmi per dimostrare, nonostante la segretezza del voto, di essere allineati: l’indicazione è di infilare nella fessura con i tre pulsanti (sì, no, astensione) solo un dito. Intanto dopo le polemiche di luglio, quando alcuni componenti dell’ufficio stampa di Fdi fotografarono il momento del voto finale segreto sulla riforma dalle tribune riservate alla stampa, a seguito della richiesta dell’Associazione stampa parlamentare (Asp), gli uffici stampa non potranno accedere alla tribuna centrale, che poi è quella esattamente sopra ai gruppi di Fi e Lega. Prenderanno posto, se ne faranno richiesta, nelle tribune riservate agli operatori e dovranno come loro firmare lo storico codice di autoregolamentazione. Non è escluso poi che si ripeta quanto avvenuto a luglio quando i deputati vannacciani filmarono il proprio voto. Fonti di Montecitorio sottolineano però che compito della Camera è salvaguardare la segretezza del voto. Se il singolo decide di riprendersi non si può intervenire.
