Roma, 12 mag. (askanews) – Le telefonate del centrodestra sono arrivate, ma il ‘tavolo’ della legge elettorale per ora rimane deserto. Il centrosinistra non raccoglie l’invito della maggioranza: già ieri sera a caldo il commento era “non sono credibili” e il giro di colloqui di oggi non cambia la posizione. “Non ci sono le condizioni per parlare – spiega un dirigente del Pd – questo è il secondo tempo della riforma Nordio, un altro tentativo di avere pieni poteri”. E nel centrosinistra, dopo la vittoria al referendum, sono convinti che anche un’eventuale forzatura sulla legge elettorale provocherà la stessa reazione tra gli elettori.
Lo spiega bene Francesco Boccia, capogruppo Pd: “Con chi mantiene sul tavolo il premierato non abbiamo nulla da discutere”. Perché il premierato non è ancora stato abbandonato, come sottolinea Riccardo Magi di Più Europa: “Sul tavolo c’è ancora il premierato su cui non più tardi di due giorni fa la ministra Casellati ha ribadito la volontà politica di andare avanti nonostante i tempi tecnici ristretti”.
E un parlamentare Pd che segue da vicino il dossier della legge elettorale è ancora più netto: “Ma perché dovremmo togliergli le castagne dal fuoco? Non sono d’accordo nemmeno tra di loro e noi dovremmo metterci a discutere di cosa? Se vogliono davvero il confronto ritirino il premierato e il ddl sulla legge elettorale…”. Condizioni difficilmente accettabili per il centrodestra.
Peraltro, il centrosinistra non intende rinunciare nemmeno ad un ‘calcio di rigore’ come quello di sottolineare che mentre il paese è in crisi il governo si occupa di legge elettorale: “A noi interessa discutere solo di come alzare gli stipendi agli italiani”, insiste Boccia. E Chiara Braga aggiunge: “Ci aspettavamo la convocazione su salari, lavoro, costo della vita, liste d’attesa. Sulla legge elettorale rimangono tutte le critiche già espresse da tempo. Il luogo dove confrontarsi è il Parlamento”.
Stesso copione che segue Giuseppe Conte: “Si occupano di legge elettorale per provare in tutti i modi a vincere dopo la batosta del referendum. Intanto rincari fuori controllo a carico di famiglie e imprese, 3 anni di crollo della produzione industriale”. Simili le parole di Nicola Fratoianni: “Possibile che a Giorgia Meloni non venga in mente di fare un provvedimento per alzare i salari, per risolvere i problemi delle famiglie? No, fare la legge elettorale è la loro priorità”.
