Roma, 1 lug. (askanews) – Una settimana in più, per continuare a trattare. L’avvio dell’esame della legge elettorale nell’aula della Camera slitta infatti al 14 luglio. Se questo extratime basterà a Fratelli d’Italia per superare le resistenze di Lega e Forza Italia sulle preferenze è presto per dirlo. Anche perchè dopo la riunione di ieri sera degli sherpa a via della Scrofa, oggi non ce ne sono state altre. E non è detto che si tengano a brevissimo.
Ma, appunto, si fa affidamento sul fattore tempo. A stabilire il rinvio delle votazioni è stata la conferenza dei capigruppo. Una decisione che sarebbe collegata ai problemi nei trasporti previsti per la prossima settimana, tra scioperi e lavori nella zona di Firenze. “Su questo io non so dirvi, citofonate a Salvini…”, ha commentato ironicamente la presidente dei deputati del Pd Chiara Braga. Il ministro delle Infrastrutture però nega che ci possano essere difficoltà per i parlamentari a raggiungere Roma. “Ci sono dei ritardi imputabili anche ai cantieri, sì, e ce ne dispiacciamo, però l’alternativa è non fare questi lavori e fermarci tutti quanti. Ma son convinto che deputati e senatori riusciranno a raggiungere il loro luogo di lavoro”, ha chiosato il leader della Lega.
Ma per le opposizioni le ragioni vere dello slittamento vanno cercate altrove. “A me sembra che il disagio sia in maggioranza più che altro. Un disagio tutto politico e non infrastrutturale”, commenta il leader di +Europa, Riccardo Magi.
Ovvero, nel nodo delle preferenze. La riunione di ieri sera degli sherpa non ha consentito di trovare una soluzione, tanto che ci si è affrettati a parlare di un “incontro come tanti altri”, anche considerando che il rinvio di una settimana, e dunque il tempo supplementare per trattare, era già messo in conto.
Da Fratelli d’Italia continuano a spiegare che per Giorgia Meloni introdurle è un punto dirimente, per mostrare coerenza rispetto a quanto ha sempre dichiarato contro i listini bloccati. L’input è quello di andare avanti a cercare una soluzione condivisa, il fatto stesso che si parli di modello toscano, belga o altre variabili – si sottolinea – dimostra che la discussione è seria. Di più, si ostenta quasi un certo ottimismo sulla possibilità che alla fine la quadra venga trovata. Ci sarebbe anche una nuova versione del possibile emendamento e il tempo in più, sostiene qualcuno da via della Scrofa, servirebbe ai vari partiti per fare le loro riflessioni interne. Ma a sentire gli alleati, l’umore è molto diverso. Si insinua persino l’idea che sia tutto fatto con l’obiettivo di mostrare di averci provato fino all’ultimo, nella consapevolezza che alla fine ci si dovrà arrendere alla realtà, ossia al muro di Lega e Forza Italia. “Questo testo nasce già da un compromesso, fare sempre il più uno crea delle difficoltà”, dice per esempio il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari.
Da più parti, tuttavia, si sottolinea che la parola fine può essere messa soltanto da un incontro tra i leader. Anche se tutti al momento fanno mostra di non occuparsene. “Stanno lavorando i tecnici”, spiega il segretario di Fi, Antonio Tajani. “Non ho tempo di occuparmene, mi fido di chi ci sta lavorando”, la risposta di Salvini.
Le opposizioni non mollano e lamentano la compressione dei tempi di discussione, che sono contingentati: in tutto sono state previste 22 ore, martedì 14 si discuteranno e voteranno prima le pregiudiziali che le opposizioni dovrebbero presentare e a seguire si inizieranno a votare gli emendamenti. “A destra passano le notti a incontrarsi nei palazzi e le giornate a rispondersi a colpi di agenzia, sempre sullo stesso tema: come garantire sé stessi. La domanda è semplice: il tempo di occuparsi dell’Italia quando pensano di trovarlo? Questo spettacolo è durato anche troppo. È ora che si occupino dei problemi reali del Paese”, attacca la segretaria del Pd Elly Schlein.
