
Roma, 22 lug. (askanews) – Il Movimento Cinque Stelle ha occupato i banchi del governo durante la seduta dell’aula del Senato, contro la decisione della giunta per le autorizzazioni che riguarda l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.
I senatori 5Stelle hanno alzato cartelli con scritto “Fuori le chat”, gridando “Vergogna, vergogna”, a cui il centrodestra ha replicato col coro “Buffoni”. La seduta è stata sospesa.
L’occupazione è durata oltre mezz’ora, con alcuni momenti accesi fra senatori di opposizione e centrodestra: Roberto Menia di Fdi si è avvicinato al capogruppo M5S Luca Pirondini appoggiato ai banchi del governo con il cartello “Fuori le chat” in mano e glielo ha strappato. Nel mentre i commessi tentavano di riportare l’ordine.
La protesta è scoppiata in seguito alla decisione della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera di respingere la richiesta di acquisizione della Procura di Roma delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, coinvolto in un’inchiesta per riciclaggio e false intestazioni.
“La verità è che la Procura ha affermato che le comunicazioni tra Caroccia e Delmastro sono indispensabili per capire se, come si ipotizza, i Caroccia nel ristorante in cui erano in società con Delmastro riciclassero denaro per conto del clan Senese – hanno commentato le componenti del M5S nella Giunta delle autorizzazioni della Camera Enrica Alifano, Carla Giuliano e Daniela Torto – parliamo di accuse e contesti mafiosi spaventosi, da un ex sottosegretario alla Giustizia ci aspettavamo che lui per primo mettesse a disposizione di tutti la messaggistica, essendo stato il massimo custode della Giustizia italiana dietro il ministro Nordio”.
Dopo l’occupazione il presidente del Senato Ignazio La Russa è intervenuto dichiarando: “Avremo occasione in un’apposita riunione dei capigruppo di commentare questo evento che, per carità, fa parte delle dinamiche parlamentari, non le migliori, ma ne abbiamo viste – vero presidente Casini? – anche di peggio. Il che non migliora il giudizio”.
