La lotta allo spreco alimentare sbarca alle Nazioni Unite. In Italia è in calo il cibo che buttiamo ma i volumi sono ancora alti

Lotta allo spreco alimentare: martedì scorso è stata celebrata una “Giornata internazionale” allo scopo di impegnare i Paesi del mondo nella salvaguardia del cibo. Giovedì 8 ottobre se ne parlerà a New York, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Mercoledì 30 settembre, dall’Istituto della Enciclopedia Treccani di Roma, è partita destinazione New York una delegazione dell’Osservatorio “Waste Watcher International-Campagna Spreco Zero”; dipartimento della Università di Bologna coadiuvata dal Ministero dell’Ambiente e della Salute. Una task force di ricercatori diretta dall’agroeconomista triestino Andrea Segrè, docente di Economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile presso l’Ateneo bolognese. Quest’anno lo studio è dedicato al confronto fra Italia e Stati Uniti. Argomento centrale: misurare lo spreco per capire come prevenirlo.

In calo il cibo che buttiamo

L’Italia si è scoperta virtuosa. Il report dell’Osservatorio Waste Watcher, diffuso in questi giorni, ha certificato che il Belpaese, per la prima volta, è sceso sotto il mezzo chilo a famiglia a settimana. Certo, i volumi dello spreco restano ancora importanti: 6,6 miliardi, cioè 25,7 chili di cibo a testa pari a 112 euro; un fenomeno reso ancora più insostenibile dal sistema agroalimentare sotto stress a causa della crisi climatica e della instabilità politica, fattori che aumentano i costi di produzione e spingono al rialzo i prezzi al consumo. Ciononostante, i nuovi dati evidenziano una svolta virtuosa: il cibo gettato pro capite a settimana ha registrato un calo netto dell’11,7% rispetto all’anno scorso.

I ceti popolari sprecano di più

È un paradosso. Il report ha documentato che chi ha meno risorse perde più cibo e una quota proporzionalmente maggiore del proprio reddito. In altre parole, lo spreco diventa non solo un costo economico e ambientale ma “un vero moltiplicatore di diseguaglianze”, come scrive il prof. Segrè. Va peggio negli USA dove addirittura il 42% degli italoamericani getta cibo almeno una volta a settimana contro il 29% della media nazionale statunitense. I cibi più sprecati nel mondo? Frutta e verdura su tutto, nettamente. Seguono a distanza cereali e pane (il 30% della produzione complessiva). A ruota altri alimenti come carne, pesce, semi, latticini. Il 57% della popolazione Usa ricorre all’intelligenza artificiale per consigli antispreco e per verificare se un cibo è scaduto. Una buona pratica da seguire. Con o senza l’IA.

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