La copertina di settembre di “Nuova Ecologia” è dedicata alla nuova corsa allo Spazio e alla necessità di cooperazione internazionale. Poi la Rivoluzione dei fenicotteri in Albania, la ricostruzione in Siria, le nuove norme sul greenwashing e tanto altro
Nel numero di settembre, la storia di copertina di “Nuova Ecologia” è dedicata agli “Space Invaders”: i detriti spaziali, che con l’aumento dei satelliti in orbita, e in assenza di regole internazionali condivise, rischiano di provocare collisioni e nuovi impatti ambientali. È il caso raccontato nell’articolo “Il buco della nuova corsa allo spazio”, che sulla base di un recente studio pubblicato su “Geophysical Research Letters” mette in evidenza come gli ossidi di alluminio prodotti dalla disintegrazione dei satelliti durante il rientro nell’atmosfera possano interferire con il recupero dello strato di ozono. Un altro problema, affrontato in “Discarica a cielo aperto”, riguarda la crescente quantità di detriti spaziali, veri e propri proiettili potenzialmente letali per gli altri satelliti in orbita. Da qui il messaggio centrale lanciato dal mensile: la necessità di una cooperazione internazionale capace di coinvolgere tutti gli stakeholder del settore. Un obiettivo indispensabile per superare l’attuale frammentazione normativa, che vede ogni Stato definire autonomamente le regole per i lanci e la gestione dei detriti. Perché, come racconta “Un’astronave per due”, la nuova corsa allo spazio non si giocherà sulla potenza dei razzi ma sulla capacità di trovare un equilibrio tra visione pubblica e iniziativa privata.
“In Albania la rivoluzione dei fenicotteri”, per tornare con i piedi sulla Terra, racconta invece la mobilitazione nata a Zvërnec, a pochi chilometri da Valona, dove sono iniziati i lavori per la costruzione di un resort di lusso all’interno dell’area protetta di Pishë Poro-Narta. L’investimento, sostenuto da una società di proprietà del genero di Donald Trump e considerato strategico dal primo ministro albanese Edi Rama, ha fatto esplodere le proteste: una mobilitazione, ribattezzata appunto “la rivoluzione dei fenicotteri”, contro la turistificazione forzata del Paese balcanico, dove anche gli ultimi lembi di natura incontaminata sembrano destinati a essere sacrificati sull’altare del profitto. È l’altra faccia dell’industria turistica, quella delle comunità locali che si oppongono al progressivo consumo di territorio e alla trasformazione di aree naturali ancora intatte in nuovi spazi per l’overtourism.
Dai Balcani al Medio Oriente. Nel reportage “Il respiro di Douma” si raccontano le perdite e le conseguenze della guerra civile in Siria, a partire proprio da Douma, tristemente nota per essere stata nel 2018 teatro di un attacco chimico del regime di Assad. Strade ed edifici distrutti, salute fisica e mentale duramente provate, economia in crisi e servizi pubblici azzerati non hanno però cancellato la speranza nel futuro. A Douma si torna infatti a parlare di ricostruzione e rinascita sociale, anche grazie al lavoro delle associazioni locali. Tra queste c’è Madark, impegnata nel sostegno scolastico ai bambini del quartiere e nell’aiuto alle donne in condizioni di particolare vulnerabilità, a causa delle violenze subite o della precarietà economica.
Dal 27 settembre, le dichiarazioni ambientali vaghe, ingannevoli o prive di fondamento diventeranno pratiche commerciali scorrette, dunque sanzionabili in base alle norme contenute nel decreto legislativo di recepimento della direttiva europea 2024/825, che amplia la definizione di pratica ingannevole includendovi anche il famigerato greenwashing. La portata di questo cambiamento, destinato a incidere sulla consapevolezza dei consumatori e, più in generale, sulle politiche per il clima, è analizzata in “Cartellino rosso al greenwashing”. L’articolo apre un’ulteriore riflessione: alla direttiva in questione manca infatti un tassello fondamentale, quello della direttiva sui green claims, che prevedeva la verifica preventiva delle dichiarazioni ambientali da parte di organismi indipendenti, sulla base di criteri comuni. Un percorso che si è arenato anche a causa del governo italiano.
