A Venezia una settimana di prova si è trasformata in un contenzioso da decine di migliaia di euro. È quanto accaduto a un hotel cinque stelle del Lido, condannato a versare circa 60mila euro tra risarcimento e spese legali dopo una sentenza del Tribunale e della Corte d’Appello di Venezia.
La storia
La vicenda risale alla primavera 2024, quando una cameriera stagionale viene convocata dalla struttura per alcuni giorni di affiancamento prima dell’avvio formale del rapporto di lavoro. L’obiettivo, secondo l’azienda, era permettere alla giovane di familiarizzare con le mansioni e con il sistema gestionale dell’hotel. Dopo cinque giorni complessivi, di cui tre trascorsi operativamente in struttura, la direzione decide di interrompere il rapporto, ritenendo la lavoratrice non idonea.
Ma durante il processo emergono testimonianze di colleghi che riferiscono come la dipendente abbia svolto attività concrete e imparato procedure operative interne. Per il giudice, non si trattava di semplice prova, ma di lavoro effettivo non regolarizzato.
Da qui la decisione: trasformazione del contratto in tempo indeterminato sin dal primo giorno e applicazione delle tutele previste dall’articolo 18. Il licenziamento viene quindi dichiarato illegittimo, con conseguente maxi-risarcimento pari a mensilità arretrate e indennità aggiuntive. La sentenza è stata confermata in appello.
L’articolo La storia della cameriera licenziata dopo una settimana di prova e risarcita con 60mila euro proviene da Blitz quotidiano.
