Dopo l’estate peggiore della nostra vita, scendiamo in piazza il 5 dicembre a Roma per ascoltarci e iniziare una stagione nuova. Insieme per il clima
Ma ve lo ricordate, adesso, il caldo? Adesso, che l’autunno ci ha dato un po’ di tregua, qualcuno se la ricorda la sensazione di vivere in una sauna che abbiamo provato questa estate? Ve li ricordate gli anziani chiusi in casa per mesi, che neanche con il Covid c’era stato un lockdown così lungo? E gli operai, in fabbriche dove si bolliva? E i rider, attraversare l’asfalto rovente delle nostre città per portarci del cibo, visto che di uscire di casa proprio non ce la sentivamo? E vi ricordate il mare, il nostro bellissimo mar Mediterraneo, che sembrava un brodo di pesce? Ma non si può nuotare in un brodo, nemmeno i pesci potevano più farlo. Che strage deve essere accaduta laggiù. E le campagne? Qualcuno si ricorda delle campagne devastate da trombe d’aria e piogge tropicali? Oppure secche e dure per la siccità? E le automobili bombardate di grandine?
Insomma, ce la ricordiamo la peggiore estate della nostra vita, la prima in cui il cambiamento climatico è entrato nelle nostre vite senza se e senza ma, senza chiedersi se eravamo negazionisti, indifferenti o ambientalisti, senza sconti per chi aveva ragione e chi invece fino all’ultimo aveva detto “ha sempre fatto caldo”? Ce lo ricordiamo o come spesso accade quando siamo davanti a un problema che ci appare troppo grande, lo abbiamo già rimosso?
Una cosa è certa: la politica ha già archiviato tutto. Il tema non è balzato in testa all’agenda di governi e di opposizioni, non soltanto da noi, ma in tutto il mondo. All’Assemblea generale delle Nazioni Unite, lo scorso fine settembre, la nuova minaccia da contrastare era quella dell’intelligenza artificiale. E poi le guerre, certo, e il prezzo dei carburanti. Senza rendersi conto che il superamento di una economia basata sui combustibili fossili è la premessa per entrare in una stagione di pace.
Ma questi sono scenari: parliamo della vita delle persone. Che cosa ci ha detto l’estate appena trascorsa? Che non possiamo più aspettare, che l’adattamento a un clima già cambiato va fatto subito. È una questione di protezione: degli anziani e dei bambini, dei lavoratori e dei territori. È una questione di sicurezza. Come la scienza aveva previsto, siamo entrati in una fase meteorologicamente imprevedibile, gli eventi saranno sempre più estremi. È obbligatorio prepararsi. E contemporaneamente va accelerata la mitigazione, ovvero la transizione energetica, dai combustibili fossili alle rinnovabili. Perché, altrimenti, nessun adattamento ci salverà da un pianeta sempre più caldo. A New York, Johan Rockstrøm, forse lo scienziato più autorevole sul tema, ha detto: “Non abbiamo il lusso del tempo, ma abbiamo le conoscenze, le capacità e le soluzioni per cambiare rotta”.
Per questo assieme a tante organizzazioni ambientaliste abbiamo deciso di riportare il clima in piazza: per parlare di chi la terra, l’aria e il mare li difende ogni giorno, delle tantissime imprese che hanno scelto di giocare una partita pulita, del desiderio di tutti di iniziare una stagione nuova. Per condividere una speranza per cui vale la pena di lottare.
Ci vediamo il 5 dicembre, a piazza del Popolo, a Roma. Per ascoltare, unirci e rispondere alla chiamata della Terra.
INFO laterrachiamo.org
Quattro richieste al governo e alle forze politiche italiane
Il clima in cima all’agenda politica
La crisi climatica è una questione di sicurezza del Paese: deve tornare al centro delle scelte del governo e del dibattito politico.
Mitigazione subito
Abbandonare i combustibili fossili, accelerare sulle rinnovabili e tagliare le emissioni, senza altri indugi.
Adattamento subito
Proteggere i territori, il mare e le persone più esposte.
Chi inquina paga
Le aziende fossili devono fare la loro parte: tassarne i profitti per finanziare la transizione e l’adattamento
