Si è concluso il progetto Life Streams, che in sette anni di attività ha creato una rete di gestione della trota mediterranea sul territorio italiano. Immessi 400mila nuovi esemplari della specie autoctona e eradicati quasi 5000 di quella aliena, di origine atlantica
Ben 378.000 nuovi esemplari di trota mediterranea tra uova embrionate e avannotti. Sono i risultati del progetto Life Streams, dedicato alla tutela della trota mediterranea nativa (Salmo ghigii) e terminato ad aprile 2026. Nato nel 2019 nell’ambito del programma Life dell’Unione Europea, è stato avviato per contrastare il declino di una specie che la Iucn definisce “in pericolo” a livello globale e “in pericolo critico” in Italia. L’obiettivo era sviluppare una gestione integrata su tutto l’areale originario della specie in Italia, per migliorarne lo stato di conservazione. Sette anni di attività coordinate e basate su un approccio multidisciplinare hanno permesso di raggiungere risultati di rilievo nazionale, documentati da migliaia di analisi genetiche effettuate su 1.885 soggetti in 30 siti in tutta Italia.
Un bioindicatore in pericolo
Protetta a livello europeo dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE), la trota mediterranea è un salmonide migratore che trova il suo habitat ideale nei tratti alti e limpidi dei corsi d’acqua dolce compresi tra i 10 e i 17 °C, in cui prospera la flora acquatica composta, tra le altre specie, da alghe e microfite. Si nutre di insetti, crostacei, molluschi e piccoli pesci. Per le sue specifiche esigenze ecologiche, è un bioindicatore della salute ecosistemica, sentinella di inquinanti, già estinto localmente in molte aree d’Italia: la specie, infatti, è nella Lista Rossa dei Vertebrati Italiani a rischio. Le minacce principali sono di origine antropica: la perdita e la frammentazione degli habitat, il cambiamento climatico e l’ibridazione con specie alloctone, in particolare con la trota atlantica (Salmo trutta).
Le azioni sul campo
Per ripristinare la quantità e la purezza genetica delle popolazioni autoctone è stata eseguita una vasta mappatura genetica preliminare su 1.885 esemplari in 84 siti, per poi intervenire in modo mirato nelle popolazioni miste. Sono stati raccolti 1.174 riproduttori, da cui è stato prelevato un milione di uova conservate in sette incubatoi. Il ripopolamento è avvenuto attraverso 130 interventi di semina per un totale di 378.000 esemplari rilasciati di cui 128.000 uova embrionate e 250.000 avannotti (piccoli già formati con sembianze da individuo adulto, dopo la fase larvale), in 30 siti distribuiti in Italia. Inoltre, sono stati coinvolti 150 pescatori, formati per la pesca selettiva, per incrementare gli interventi di eradicazione degli individui alloctoni: ne sono già stati eseguiti 73 in quattro anni, con circa 4.627 esemplari già rimossi lungo 10 chilometri di vie fluviali.
Dopo l’eradicazione degli individui di trota atlantica, è stata anche effettuata la reintroduzione di 40.000 uova e avannotti della specie autoctona accompagnata dal trasferimento di 278 adulti in aree preventivamente bonificate. L’ampio monitoraggio con fototrappole in 24 siti ha poi consentito di tenere sotto controllo la salute delle popolazioni e i fenomeni di bracconaggio e di rilascio illegale. Per gli habitat, invece, la cui integrità è fondamentale alla sopravvivenza degli individui e alla qualità dell’ecosistema, sono state promosse azioni di riconnessione e riconfigurazione, come la rimozione di barriere, il bypass di sedimenti o di deflussi ecologici. Il progetto ha ridotto anche gli inquinanti da fonti diffuse, come i carichi organici agricoli, realizzando “fasce tampone”, cioè barriere costituite da vegetazione erbacea e arboreo-arbustiva.
Una rete sinergica
Life Streams ha coinvolto 6 siti pilota, con 10 aree protette e 36 Siti Natura 2000, per un totale di 97 stazioni di campionamento. Hanno collaborato la Regione Sardegna, il Parco Regionale di Montemarcello Magra, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, il Parco Nazionale della Maiella, il Parco Nazionale del Pollino e la Regione Sardegna.
Una rete sinergica e coordinata è indispensabile per superare la frammentazione degli interventi: «Il progetto ha posto le basi per poter recuperare e ripristinare le popolazioni di trota mediterranea dei fiumi italiani definendo una procedura applicativa da adottare a seconda dei casi, in tutto l’areale originario di questa specie» spiega Marco Carafa, biologo del Parco Nazionale della Maiella, ente cogestore del progetto. Per garantire una gestione condivisa a livello istituzionale, sono state adottate le Linee Guida nazionali, in linea con la Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE. Oltre all’aspetto tecnico, Life Streams ha puntato sull’attività educativa, coinvolgendo scuole, cittadini e associazioni di pesca sportiva, per sensibilizzare sulla tutela degli ecosistemi acquatici e della biodiversità.
Nonostante la chiusura formale del progetto, l’obiettivo è proseguire con la gestione a lungo termine delle specie. Come ha dichiarato Stefano Raimondi, responsabile biodiversità di Legambiente: «La conservazione della trota mediterranea non è solo una priorità strategica, ma un modo per tutelare gli ecosistemi e il benessere delle comunità locali che da loro dipendono».
