Roma, 18 giu. (askanews) – “Discutere di contrasto all’hate speech nell’agorà pubblica, e in particolare sui social media, è qualcosa che investe la qualità delle nostre democrazie e della vita civile nel nostro continente”. Lo ha detto la senatrice a vita Liliana Segre, presidente a palazzo Madama della commissione straordinaria intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza, intervenendo alla conferenza in corso al Senato sul contrasto all’hate speech nel discorso pubblico, in occasione della Giornata internazionale delle Nazioni Unite per il contrasto ai discorsi d’odio.
“Dobbiamo riscoprire – ha sottolineato – il senso del limite, il valore del rispetto dell’altro; dobbiamo avere chiaro che la nostra libertà personale finisce dove inizia quella altrui. E tuttavia quello che sembrava uno straordinario spazio di libertà – il digitale, i social media, la rete – porta in sé insidie che minacciano le fondamenta stesse delle nostre democrazie liberali. Di fronte a questa deriva, l’Europa ha scelto la strada della regolamentazione, consapevole che la libertà senza regole non protegge: espone. Anche in Italia la Commissione anti-discriminazione del Senato, che ho l’onore di presiedere, si è lungamente occupata di questi temi e dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale sui social media e sulla vita civile in generale. È fondamentale che su temi sensibili come il contrasto all’hate speech e il ruolo dell’Intelligenza Artificiale si riesca, con urgenza, a realizzare una collaborazione proficua tra istituzioni europee e parlamenti nazionali”.
“Democrazia – ha proseguito Segre – significa questo: porre la violenza fuori dalla vita politica e civile. Il nostro dovere è operare con coscienza e determinazione per difendere la vita delle persone, la loro dignità, i loro diritti. Cosa significa per me questa giornata? Cosa significa per me testimoniare l’odio? È il senso stesso della mia esistenza. Quando ho deciso di parlare, di testimoniare, l’ho fatto affinché il monito della parola ‘indifferenza’ – quella parola che ho chiesto venisse impressa a caratteri cubitali sul muro del Binario 21 a Milano – fosse un promemoria per ognuno di noi, in ogni circostanza. Un promemoria per l’umanità, in ogni parte del mondo. Non essere indifferenti alle ingiustizie. Bandire la guerra, la violenza, la ritorsione. Il monito a mettere in salvo le bambine e i bambini, prima di tutto – io che bambina venni portata via, a morire, per la sola colpa di essere nata”.
A giudizio della senatrice a vita “è la guerra, è la volontà di potenza la matrice dell’odio. Io posso solo dire ancora una volta – e continuerò a dirlo ogni volta – ai governanti di tutti i paesi: fermatevi, costruite politiche di pace e di rispetto dei diritti di tutti, di ogni minoranza. È l’unico modo per sconfiggere la cultura dell’odio che oggi ci circonda e che di nuovo vuole invaderci e sopraffarci. L’unico potere che ho è dire quello che so. Chi risponde all’odio con l’odio non fa che alimentarlo. Insegnamo ai bambini un’altra strada: quella dell’umanità, non della vendetta. Mai della vendetta”.
“Serve – ha detto ancora Liliana Segre – disarmare le parole. Come ha scritto Papa Leone nella sua enciclica: basta violenza, basta sopraffazione. Nella relazione conclusiva della Commissione contro le discriminazioni che ho l’onore di presiedere – era il 2022 – volli che fosse inserito un riferimento esplicito alla guerra come matrice di odio”.
“La guerra, più ancora del razzismo e del fondamentalismo, è strumento di istigazione all’odio, di discriminazione, di annientamento dell’identità, della libertà, della dignità umana. Oggi, a distanza di quattro anni, il precipizio è ancora più profondo: la guerra è ovunque intorno a noi. A maggior ragione abbiamo il dovere di intervenire, di far sentire la nostra voce, di dire che l’odio non prevarrà. Di consegnare alle nuove generazioni – ha concluso – il testimone per costruire un mondo in cui libertà, dignità ed eguaglianza possano vivere insieme”.
