L’Iran e la rinuncia all’uranio impoverito, all’epoca dello Scià Teheran fu aiutata dagli Usa a sviluppare il nucleare

Costringere a suon di bombardamenti un Paese sovrano cone l’Iran a rinunciare a produrre bombe atomiche restando quindi alla mercé di una non lontana Israele che di bombe atomiche ne ha varie decine, è evidentemente un sopruso, l’applicazione feroce della legge del più forte. Che non ha mai evitato  da che mondo e mondo ribellioni e guerre contro il più forte di turno.

Sarebbe stato meglio, più civile, credibile, siruro e rassicurante stabilire un patto di reciproca rinuncia alle atomiche e intanto anche di progressivo smantellamento delle bombe atomiche israeliane, sul modello dei patti ottimisticamente definiti di disarmo stipulati dagli Usa e dall’allora esistente Unione Sovietica per evitare che la famosa Guerra Fredda degenerasse in disatsro atomico.

Ricordiamo che un ministro israeliano, Amihai Eliyahu, ministro del Patrimonio e membro del partito Potere Ebraico guidato dal fanatico Itamar Ben Gvir, in un’intervista radiofonica non ha escluso le atomiche per Gaza, dato che che “a Gaza non esistono civili non coinvolti”, bambini e neonati compresi.

Ma c’è di peggio. Nel settembre del 2006 alla annuale conferenza internazionale di tre giorni sul terrorismo internazionale organizata dall’International Institute for Counter-Terrorism (Ict) alla Marc Rich University di Herzliya, è stato lo stesso Netanyahu, all’epoca capo dell’opposizione, a concludere il suo discorso promettendo: “La questione non è se bombardare Teheran con i missili nucleari. La questione è: quando”.

La morte della democrazia in Iran

Argomento sul quale dovremo tornare. Intanto però trattandosi di atomiche e Iran, è bene ricordare almeno due fondamentali assunti. Primo: la democrazia in Iran è stata bloccata in tenera età nel 1951 dagli inglesi, e uccisa due anni dopo dagli Usa in combutta con i primi. Il 7 marzo 1951 a Teheran fu eletto premier Mohammad Mossadeq, che interpretando gli umori popolari e ’interesse nazionale non rinnovò la concessione sullo sfruttamento del petrolio alla Anglo-Iranian Oil Company accordata dallo Scià Reza Pahlavi nel 1933 agli inglesi. Mossadeq smantellò quella società e fece nascere la National Iranian Oil Company. Nazionalizzò cioè il petrolio iraniano. Londra rispose congelando tutti i capitali iraniani depositati in banche inglesi, rafforzò la sua presenza nel Golfo Persico, attuò un blocco navale che impediva l’esportazione di petrolio e decise anche l’embargo commerciale.

La questione fu portata all’attenzione del Consiglio di Sicurezza Onu, e il premier Mossadeq andò a New York dove riportò una schiacciante vittoria diplomatica sull’Inghilterra. Vittoria che gli fruttò il titolo di “Uomo dell’Anno 1951” dalla rivista Time.

Soffocata dal blocco navale con la conseguente impossibilità d’esportare petrolio, l’economia iraniana giunse al collasso e a Mossadeq – deciso a fare dell’Iran una monarchia costituzione come quella inglese e renderlo più moderno – il Parlamento concesse poteri straordinari per limitare l’influenza dello Scià. Mossadeq quindi diminuì il budget della Corte e delle forze armate, aumentò invece i finanziamenti per la sanità, vietò al sovrano di mantenere contatti con i capi di governi esteri attribuendo tale prerogativa esclusivamente al ministero degli Esteri. Inoltre: varò una riforma fiscale che finalmente faceva pagare le tasse anche ai ricchi e potenti, e una riforma agraria che limitava il sistema pressoché feudale ancora vigente nelle campagne e comportava una sia pur piccola redistribuzione dei raccolti ai contadini.

Nel 1953 Mossadeq costrinse infine lo Scià a lasciare il Paese, e molti notabili e buona parte del clero temettero che volesse proclamare la Repubblica. Motivo per cui nel 1953 Stati Uniti e Inghilterra organizzarono e portarono a termine il Piano Ajax: attuarono cioè un colpo di Stato. Il presidente degli Stati Uniti era Dwight Eisenhower, detto “Ike”, ex comandante dell’esercito Usa in Europa durante la Seconda guerra mondiale ed ex capo della Nato. L’anno dopo Eisenhower per salvare dalla nazionalizzazione una multinazionale – la United Fruits – i cui azionisti principali erano il suo capo della Cia e il suo Segretario di Stato, con un ulteriore golpe abbatteva in Guatemala un’altra democrazia e metteva in sella una dura dittatura militare.

Mossadeq venne destituito e arrestato, il potere passò di fatto ai militari, e lo Scià tornò in patria. Iniziò così un’epoca di repressione feroce, con centinaia di migliaia di vittime tra i comunisti, veri o presunti, con la polizia segreta (la famigerata Savak), che impazzava con torture e altre violenze orrende. In pratica, un anticipo della pratica dei “desaparecidos” intrapresa decenni ddpo in Sud America per far sparire a decine di migliaia oppositori e presunti tali.

La conseguente reazione popolare, tuttavia, portò infine alla cacciata dello Scià il 16 gennaio 1979 – e al ritorno trionfale dopo 15 giorni, il 31 dello stesso mese – dell’ayatollah Khomeini dall’esilio a Parigi. Due mesi dopo, il 30 marzo, un referendum faceva nascere la Repubblica Islamica, col 98% dei voti favorevoli. Nasceva così il regime teocratico che purtroppo dura ancora. E Khomeini divenne la Guida Suprema dell’Iran.

una centrale nucleare iraniana
una centrale nucleare iraniana (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Il laboratorio di fisica nucleare comprato dagli Usa

Secondo assunto: quando Reza Pahlavi era ancora lo Scià di Persia ebbe dagli Usa il permesso di comprare il formidabile laboratorio di fisica nucleare del M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology). Il motivo dell’acquisto lo spiegò con orgoglio lo stesso Scià: “Intendiamo arrivare quanto prima alla produzione di bombe atomiche iraniane”. Intenzione che al Governo Usa andava bene, perché all’epoca l’Iran dello Scià era un prezioso alleato confinante con l’Unione Sovietica (Urss): faceva perciò comodo che contro l’Urss le bombe atomiche gliele potesse eventualmente lanciare contro, da molto vicino, un Paese limitrofo. Insomma, quelle bombe sarebbero state una spina nel fianco di Mosca, ma una spina “atomica”.

Agli Usa andava bene anche il progetto dello Scià di dotarsi di un esercito molto potente, progetto per il quale vennero spese cifre enormi – certo non con beneficio della popolazione – per acquistare armi dagli Usa. Lo shopping al M.I.T. però – fortunatamente – non andò in porto. Per la decisa ribellione negli Stati Uniti di studenti e docenti universitari, e non solo di quell’ateneo: docenti tra i quali primeggiava Noam Chomsky, uno dei massimi intellettuali esistenti al mondo, ebreo tutt’oggi in forte polemica con Israele.

Se invece l’affare si fosse concluso, cacciato lo Scià il regime teocratico iraniano le bombe atomiche se le sarebbe già trovate bell’e pronte in casa, senza il bisogno delle prolungate acrobazie di cui viene accusato ormai da almeno 20 anni. E senza la moria di scienziati nucleari che è opinione diffusa – basata anche su discorsi di vanto non solo allusivo degli stessi dirigenti di Tel Aviv – siano stati man mano eliminati dai servizi segreti israeliani.

Far finta di dimenticare questo brutto precedente nucleare Persia/Usa, non è né onesto né saggio. Anche perché è la dimostrazione che gli ordigni nucleari in mano oggi a paesi decisi a non farne uso per primi, per esempio il Pakistan e Israele, potrebbero finire in mani irresponsabili in caso di cambio di regime, eventualità sempre possibile in qualunque Paese al mondo. “Del doman non c’è certezza”, sospirava il Magnifico parlando di giovinezza. E la Storia dimostra che aveva ragione tout court: nazioni civilissime, qual era la Germania pre-nazista, possono diventare preda di convulsioni e regimi rovinosi.

Sull’Iran ipocrisia e memoria corta

L’ipocrisia e la memoria corta – discipline in cui spesso eccelliamo – ci hanno fatto dimenticare anche che il programma nucleare civile iraniano è iniziato negli anni ’70, quando lo Scià burattino degli Usa sosteneva che l’Iran avesse bisogno di fonti d’energia alternative, poiché prima o poi il petrolio sarebbe finito. E abbiamo dimenticato che Usa, Germania e Francia, firmarono contratti per costruire allo Scià ben 12 centrali nucleari.

Sorvolando allegramente sul fatto che lo Scià della repressione di massa dichiarasse alla stampa estera: “Senza dubbio, e prima di quanto pensiate, avremo armi nucleari”.

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