Lotta alla criminalità organizzata: il manifesto di Libera per il prossimo parlamento europeo

Rifiuti sulla strada ad Angri (Sa)

Si intitola “Una Chance per l’Europa” ed è stato presentato oggi all’Europarlamento da don Luigi Ciotti e dai rappresentati della rete di associazioni Chance. Tra le richieste una maggiore protezione dell’ambiente e della salute pubblica dalle ecomafie

Costruire reti per dare risposte globali a un problema globale qual è la criminalità organizzata. A tornare a chiederlo è stata questa mattina al Parlamento europeo Chance, la rete di associazioni in Europa promossa da Libera.

In presenza della presidente del parlamento europeo Roberta Metsola, il presidente di Libera don Luigi Ciotti insieme a un gruppo di eurodeputati e di rappresentanti della società civile ha presentato il manifesto “Una Chance per l’Europa”: 5 punti e 12 proposte da mettere a fuoco nel percorso di avvicinamento alle elezioni del Parlamento europeo del 2024 nell’ambito del progetto finanziato con fondi della Commissione Europea “EU Youth in Action”.

Che il contrasto alla criminalità organizzata debba rappresentare una priorità per il prossimo Europarlamento lo conferma il Serious and Organised Crime Threat Assessment (Socta) di Europol del 2021, secondo cui il 70% dei gruppi criminali che operano nell’Unione Europea sono attivi in più di tre Paesi dell’Ue e il 65% di essi è composto da membri di più nazionalità. Ecco perché i cinque punti contenuti nel manifesto lanciato oggi dalla rete Chance, e che vengono riportati di seguito, sono da prendere, da subito, in seria considerazione:

  1. Criminalità organizzata: un problema europeo. Chiediamo che il Parlamento europeo e le altre istituzioni nazionali e comunitarie riconoscano che la criminalità organizzata è un problema europeo che nasce all’interno dei suoi confini e affonda le sue radici nelle disuguaglianze sociali e nelle zone grigie esistenti nei nostri Paesi; l’istituzione di un Forum permanente della società civile sulla criminalità organizzata, tra la Commissione europea, il Parlamento europeo e la società civile europea.
  2. Recuperare i beni comuni dalla criminalità organizzata. Chiediamo all’UE che le misure per il riutilizzo sociale dei beni confiscati siano rese vincolanti insieme alle altre forme di gestione dei beni nella nuova proposta di direttiva sul recupero e la confisca dei beni;di rivedere i meccanismi di partecipazione alle riunioni interistituzionali sulla gestione dei beni confiscati per garantire un adeguato coinvolgimento e dialogo con le OSC. E all’UE e agli Stati membri chiediamo l’istituzione di un fondo speciale per sostenere i progetti della società civile nei beni confiscati.
  3. Corruzione, Pubblica Amministrazione e società civile. Chiediamo alla Commissione europea di riconoscere formalmente il ruolo delle organizzazioni della società civile nel monitoraggio delle spese dell’UE; sostenere esplicitamente disposizioni forti per un accesso significativo degli stakeholder ai registri della proprietà effettiva, come proposto dal Parlamento europeo. Chiediamo inoltre alle istituzioni dell’UE e agli Stati membri di permettere/rafforzare il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile nella co- programmazione degli interventi e delle iniziative stabilite nell’ambito dei piani FRR.
  4. Protezione, giustizia e riparazione per le vittime della criminalità organizzata e della tratta di esseri umani e le loro famiglie. Chiediamo alle istituzioni dell’UE e agli Stati membri l’istituzione di un tavolo di confronto permanente tra le istituzioni, le vittime e le loro famiglie e le organizzazioni della società civile;l’istituzione di un Difensore per le vittime della tratta e della criminalità organizzata a livello europeo, che garantisca la piena e completa attuazione delle direttive europee per i diritti delle vittime e per la protezione delle vittime della tratta di esseri umani.
  5. Proteggere l’ambiente e la salute pubblica dalle ecomafie. Chiediamo pertanto al Parlamento europeo e al Consiglio di approvare rapidamente la nuova proposta di direttiva sulla protezione dell’ambiente attraverso il diritto penale, nella versione emendata votata dal Parlamento europeo prima della fine del suo attuale mandato.E chiediamo agli Stati membri di procedere agli adeguamenti necessari per una rapida ratifica della nuova Direttiva.

“Da anni – dichiara Libera – continuiamo ad assistere ai problemi cronici nella nostra Casa Europa, come la quantità di persone che cadono nelle reti di trafficanti, il persistere di guerre e violenze, il divario di opportunità per le persone che vivono nel continente in termini di accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria, alle infrastrutture e a condizioni di vita dignitose. Se è vero che la criminalità organizzata trova il suo terreno più fertile nell’ingiustizia sociale e nelle disuguaglianze, a vent’anni dalla Convenzione di Palermo delle Nazioni Unite e dopo oltre due anni di pandemia globale, la società civile europea riunita nella Rete Chance promossa da Libera, chiede  la creazione di una società più equa in quanto strumento potente per eliminare la criminalità organizzata e la corruzione. Chiediamo all’Europa e alle istituzioni europee, il coinvolgimento della società civile responsabile: è fondamentale il ruolo dei cittadini, delle associazioni, dei movimenti, delle Chiese per raggiungere tale scopo”.

“Oggi pomeriggio viene approvata in via definitiva dalla Commissione Juri del Parlamento europeo la nuova direttiva sui crimini ambientali, nel testo concordato con il Consiglio europeo e la Commissione europea. Un ulteriore passo in avanti verso il voto definitivo del Parlamento europeo previsto per febbraio 2024 – sottolinea Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità, intervenuto alla presentazione del manifesto ‘A chance for Europe’L’Italia ha fatto da apripista, grazie al lavoro continuo nella lotta all’ecomafia avviato da Legambiente nel 1994. E lo stesso è accaduto con l’approvazione nel 2015 della legge 68, che ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel Codice penale. La nuova direttiva europea può rappresentare un vero salto di qualità nella lotta in tutti i paesi dell’Unione contro l’ecomafia e i fenomeni di criminalità ambientale”.