San Severino Marche (Macerata), 25 apr. (askanews) – “E’ questo che celebriamo il 25 aprile: la festa di tutti gli italiani amanti della libertà”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia in occasione dell’81° Anniversario della Liberazione a San Severino Marche.
“Ottant’anni di pace, di sviluppo, di progresso” sono i “segni distintivi dei valori raccolti nella Costituzione del nostro Paese, tanto cara agli italiani”, ha aggiunto Mattarella. “La Resistenza fu esperienza che ebbe a donare alla Repubblica personalità e classi dirigenti di spessore. Eminenti figure ebbero a compiere in queste terre scelte che, segnando la loro vita, avrebbero, nel contempo, segnato quella dell’Italia”, ha detto Sergio Mattarella nel discorso per la celebrazione del 25 aprile a San Severino Marche nel quale ha voluto anche ricordare due partigiani illustri: Enrico Matteo e Sandro Pertini.
“Enrico Mattei, protagonista nel dopoguerra dell’indipendenza economica e dello sviluppo nel dopoguerra della nuova Italia – ricorda il capo dello Stato -. La sua scelta avvenne proprio qui vicino, a Matelica, per entrare a far parte, successivamente, del Comando del Corpo Volontari della Libertà e, in questa qualità, sfilare, insieme ad altri comandanti, alla testa dei partigiani vittoriosi il 5 maggio 1945 a Milano. E nelle Marche, nell’entroterra maceratese, ebbe modo di operare Sandro Pertini, settimo presidente della nostra Repubblica, dopo la fuga dal carcere di Regina Coeli di Roma, compiuta insieme a Giuseppe Saragat, quinto presidente della Repubblica”.
E “da San Severino, intendiamo sottolineare, insieme al carattere della nostra ferma unità, la nostra determinazione nella difesa delle nostre libertà, la nostra convinta apertura a condividere, con gli altri popoli, i valori della giustizia e della pace” ha sottolineato Mattarella, aggiungendo: “A combattere con quelli italiani c’erano partigiani di molte nazioni, perché libertà e giustizia sono cause che non conoscono confini. E a esse non possiamo essere indifferenti a queste ragioni e a queste popolazioni”.
“In questi ultimi anni – ha proseguito il presidente della Repubblica – stiamo assistendo, dolorosamente, ad antistoriche velleità di affievolire se non addirittura di rimuovere quei percorsi” che hanno portato dopo il secondo conflitto mondiale alla nascita dell’Onu e dell’Ue, “dimenticando o ignorando che reagire alla guerra fra i popoli significa dar fiducia a istituzioni comuni di pace, renderle più autorevoli ed efficienti: un impegno tanto più indispensabile ora”. “Fu per rispondere a questo accorato appello” a mettere fine ai conflitti “che la comunità internazionale progettò, con l’Onu, di ambire a liberare il mondo dall’incubo della guerra e, con il disegno dell’unità europea, di liberarne il nostro continente”, ha ricordato il capo dello Stato.
