Messico, si spera nella vita della giornalista Roxana Guzmán

Roxana Guzman

Rapita lo scorso 2 giugno, la donna è la fondatrice di Informativo del Sureste, giornale on line che nel Paese del Centro America dà voce ad emergenze sociali e ambientali e alle esigenze dei piccoli agricoltori

Anche se alcune voci del web riferiscono che è stata ritrovata senza vita, in molti sperano che la giornalista messicana Roxana Guzmán non sia stata uccisa. La donna, rapita il 2 giugno nel comune di Nanchital, nello stato di Veracruz, non aveva denunciato di essere in pericolo. La Segreteria della Marina (Semar) ha confermato il rapimento e in rete un video mostra degli uomini che sfondano la porta della sua casa.

L’arresto di José “N”, alias “Delta 7”, identificato come uno dei presunti responsabili della privazione della libertà della vittima, è avvenuto nel comune di Coatzacoalcos, Veracruz, luogo in cui, secondo la dichiarazione dello stesso uomo ora in carcere, sarebbe stata ammazzata la reporter. Complicità istituzionale e collusione da parte delle forze dell’ordine, sono accuse che in queste ore circolano in Messico.

Roxana Guzmán aveva fondato Informativo del Sureste, un giornale digitale in cui raccontava la vita della città, le vicende dell’ambiente e le emergenze sociali, evidenziando la voce dei piccoli agricoltori. Il rapimento della donna è avvenuto nel Paese che Reporter senza frontiere (Rsf) ha classificato come la seconda nazione più letale per la stampa nel 2025, solo dietro alla Palestina. In quell’anno, 9 giornalisti sono stati uccisi in Messico – la cifra più alta degli ultimi tre anni – e il Paese si colloca come secondo al mondo per sparizione di giornalisti, con 28 casi, solo dietro alla Siria, che ne ha registrati 37.

Tutto ciò avviene mentre le luci dei media sono fissate sui mondiali di calcio ospitati anche dal Messico. Nonostante le soddisfazioni della nazionale dalla camicetta verde che ha passato il turno, le voci delle famiglie dei desaparecidos invadono le piazze delle grandi città, soprattutto a Città del Messico. Le marce delle mamme cercatrici dei figli spariti non passano indifferenti nelle enormi strade della capitale, è un’occasione per denunciare diritti umani troppo spesso dimenticati di chi, senza sapere il perché, piange la scomparsa di un fratello, un figlio o un amico, e cerca almeno il corpo, o quello che resta della persona, in una cava o tra la sabbia del deserto, per offrirgli una sepoltura dignitosa. Contrasti su contrasti non sempre dovuti al Messico ma anche alla Fifa che, visto il prezzo inaccessibile per la media degli abitanti, fa del calcio sempre più uno sport per pochi. Anche questo, in un Paese dalle grandi differenze sociali si evidenzia un mundial solo per pochi, invece di rappresentare per un Paese estremamente amante del calcio, una festa per tutti.