Musica troppo alta dallo studio di registrazione: risarcimento di oltre 42mila euro a una condomina

Per due anni ha dovuto convivere con musica, rumori e vibrazioni provenienti da uno studio di registrazione situato al piano terra del suo condominio. Una situazione diventata insostenibile per una donna residente a Rovereto, che ha deciso di rivolgersi al tribunale per ottenere giustizia. La vicenda si è conclusa con una sentenza favorevole alla proprietaria, che ha ottenuto un risarcimento superiore a 42mila euro. La giudice Giulia Paoli ha riconosciuto sia il danno provocato dalle immissioni sonore, sia il mancato guadagno derivante dall’impossibilità di affittare un altro appartamento di sua proprietà. Disposta anche la messa a norma dell’impianto acustico dello studio.

Musica e vibrazioni per due anni: la causa in tribunale

I problemi sono iniziati nel settembre 2022, quando la sorella della donna ha affittato al titolare di una società un locale al piano terra, destinato a diventare uno studio di registrazione. Da quel momento, le attività musicali hanno provocato rumori e vibrazioni negli appartamenti soprastanti. Secondo quanto ricostruito nella sentenza, il disturbo si verificava per almeno tre settimane al mese, soprattutto nelle fasce orarie comprese tra le 9 e le 10 e tra le 18 e le 22.

La soglia di tollerabilità sarebbe stata superata «in ragione della loro frequenza quasi quotidiana, degli orari e dell’intensità». Anche le testimonianze raccolte durante il processo hanno confermato la presenza delle immissioni sonore, percepite in maniera particolarmente evidente nell’appartamento al secondo piano. La donna aveva raccontato di vivere una situazione di forte esasperazione, tanto da arrivare a piangere davanti alle amiche.

La difesa del titolare e le testimonianze

Il proprietario dello studio di registrazione ha contestato le accuse, sostenendo che i limiti acustici previsti dalla legge non fossero mai stati superati. Secondo la sua ricostruzione, inoltre, i rumori sarebbero stati meno frequenti e concentrati in fasce orarie più ristrette rispetto a quanto denunciato dalla condomina. Tra le possibili cause dei rumori di fondo venivano indicati anche il traffico veicolare e la presenza di numerosi esercizi commerciali nella zona.

La giudice Giulia Paoli ha però ritenuto attendibili le testimonianze raccolte, dalle quali è emerso che la società aveva iniziato a svolgere attività di registrazione musicale “con emissioni e in propagazione nei due appartamenti soprastanti di proprietà dell’attrice”. I testimoni hanno riferito di aver percepito rumori e vibrazioni provenienti dal locale, tanto da costringere chi si trovava in casa “ad alzare la voce per poter parlare o il volume della tivù per ascoltarla”.

Risarcimento di 42mila euro e impianto da mettere a norma

La sentenza ha riconosciuto alla donna un risarcimento complessivo superiore a 42mila euro, oltre agli interessi e alle spese legali. Di questi, 7mila euro sono stati riconosciuti per il danno non patrimoniale, legato “per il disagio, l’ansia e la frustrazione derivanti dal vivere costantemente disturbati nella propria abitazione”.

A questa somma si aggiungono 35.664 euro per il mancato guadagno derivante dall’impossibilità di affittare un appartamento di sua proprietà situato sopra lo studio. Il tribunale ha quantificato il canone mensile in 742 euro, considerando 48 mensilità. Oltre al risarcimento, il titolare dovrà regolare l’impianto acustico, rispettare i limiti di legge e installare un sistema di monitoraggio, controllo e spegnimento automatico delle apparecchiature.

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