Nato, Meloni a vertice Ankara dopo siluro Trump. La premier sceglie linea silenzio

Ankara, 6 lug. (askanews) – La linea nella sostanza è quella che esprime il ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Le persone passano” ma “la cosa fondamentale è mantenere i rapporti con un alleato storico come gli Stati Uniti”. Dunque, distinguere i due piani. Più facile in teoria che in pratica dopo un siluro come quello che Donald Trump ha inviato a Giorgia Meloni proprio alla vigilia del vertice Nato di Ankara dove i due leader si ricontreranno per la prima volta dopo gli scontri seguiti al G7 di Evian: la premier trasformata in un meme che guarda adorante il numero uno della Casa Bianca e la scritta ‘Servirebbe un ordine di restrizione’, espressione che evoca le misure applicate per tenere al sicuro le vittime di molestie e stalking. E infatti la linea sposata da palazzo Chigi è quella del silenzio totale.

Una decisione in continuità con la scelta di Giorgia Meloni di non alimentare più quei botta e risposta definiti alla ‘Temptation island’, presa dopo il primo video fatto a caldo in cui replicava a Trump che né lei né l’Italia supplicano nessuno, figurarsi per una fotografia. Ma anche di fatto la strada più sicura per evitare qualsiasi rischio di sbavatura in un momento di crisi mai così nera con gli Stati Uniti, che la premier aveva tentato di mitigare inviando ministri in massa e persino sua sorella Arianna alle celebrazioni del 4 luglio chez l’ambasciatore Fertitta.

Qualcosa tuttavia, rigorosamente off the record, dal mondo meloniano filtra. Ci sono due aspetti, viene raccontato, che la premier avrebbe trovato particolarmente fastidiosi dell’ultima bordata di Trump: da una parte il riferimento sessista del post e dall’altra quel rimando a reati che vengono definiti “infamanti”, come appunto le molestie e lo stalking. Si cercano anche delle spiegazioni che vadano oltre il sospetto, strisciante in molte cancellerie, che certe uscite dipendano dalla “follia” (ormai dirlo non è più tabù) del presidente americano. E gli indizi analizzati sembrano portare all’orientamento dell’Italia, confermato recentemente anche da fonti diplomatiche, di non partecipare a Purl, ovvero l’iniziativa Nato per l’acquisto di armi Usa da destinare a Kiev.

Da palazzo Chigi assicurano che l’agenda della presidente del Consiglio resta la stessa e dunque, come scritto anche sul sito del governo, parteciperà domani alla cena offerta dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e mercoledì mattina alla sessione dei lavori veri e propria, alla fine della quale sarà siglata una dichiarazione che già nei giorni scorsi ha trovato l’accordo dei 32 Paesi. Dunque, in un modo o nell’altro, Giorgia Meloni e Donald Trump si ritroveranno nella stessa stanza. Già prima dell’ultimo scontro fonti italiane facevano sapere che non era in programma nessun bilaterale, ma a questo punto – è la convinzione – diventano molto improbabili anche incroci e scambi simili a quelli che il circuito interno delle immagini avevano colto in occasione del G7 francese. Di certo, non saranno cercati.

Il silenzio serve però a palazzo Chigi anche per provare a non sovrastare un vertice che Giorgia Meloni ha preparato con attenzione, anche perché, ancora prima dell’ultimo attacco personale, il presidente americano aveva fatto chiaramente capire che sarebbe arrivato in Turchia con l’intenzione di strigliare gli alleati, rei a suo dire di non aver fatto il loro dovere a fianco degli Stati Uniti nella gestione dei conflitti e di non mettere un numero necessario di risorse sulla difesa, nonostante l’impegno ad arrivare al 5% siglato l’anno scorso all’Aja. E la sua imprevedibilità a questo punto è una costante con cui dover fare i conti.

Sul tavolo, come annunciato in Parlamento dalla premier, l’Italia metterà risorse per il 2,8% del Pil, di cui il 2,09% derivante dalle spese “core” e lo 0,71% da investimenti che rientrano nel perimento più ampio della sicurezza. A questi, si dovrebbe accompagnare l’impegno ad aggiungere almeno uno 0,25 nel 2027 e uno 0,55% nel 2028, per una somma che va dai 17 ai 19 miliardi di euro.

“Ad Ankara – garantisce il ministro degli Esteri, Antonio Tajani – ribadiremo il nostro impegno per sostenere le relazioni positive tra l’Europa e gli Stati Uniti, mantenendo fede anche agli impegni che abbiamo preso di incremento delle spese per la sicurezza, con l’obiettivo di aumentare fino al 5% entro 10 anni”.

[“Persone passano, Usa restano”. Fastidio per il riferimento a reati “infamanti” e i sospetti sul Purl|PN_20260706_00155|in02|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/07/20260706_205627_626764E7.jpg|06/07/2026 20:56:34|Nato, Meloni a vertice Ankara dopo siluro Trump. La premier sceglie linea silenzio|Nato|Politica]