Tutto Notizie
Non date la colpa alla cultura se non si fanno più figli: non abbiamo nulla da offrirgli
La natalità in Italia è ormai arrivata ai minimi storici eppure la colpa viene sempre addossata ai giovani, ma la verità è ben diversa.
Spesso sentiamo dire da più parti che oggi non si fanno più figli per un fatto culturale, perché i giovani non vogliono più sposarsi, non vogliono legare la propria vita a qualcuno da accudire e frasi fatte del genere. La verità però è ben diversa. I dati, è vero, sono disarmanti, la natalità in Italia è ai minimi storici, ma il problema non è dato dalla forma mentis di questa generazione, piuttosto dai disastri che quella precedente ha lasciato ai ragazzi di oggi.
Il livello culturale è sicuramente salito, basti pensare che in Italia negli ultimi 30 anni il totale dei laureati è cresciuto quasi del 140%. Allo stesso tempo però la cultura richiama la responsabilità, non viviamo più in una società rurale e agricola dove si facevano figli (possibilmente maschi) per metterli a lavorare nei campi con il papà. Oggi (per fortuna), siamo progrediti e mettiamo al mondo dei bambini (quando possiamo) per dare loro un futuro migliore, o almeno si spera.
I dati che dimostrano il disagio dei nuovi potenziali genitori
A conferma di tutto questo arrivano i dati Istat che segnalano che su 9,8 milioni di persone tra i 18 e i 49 anni, solo una piccola fetta in realtà non li mette nel proprio progetto di vita (5,5%). Tre su 10 invece ha già dei figli, ma la cosa preoccupante è che il 62,2% non fa figli per problematiche di varia natura a partire dalla sfera economico-lavorativa.
Oggi fare un figlio vuol dire prevedere dover provvedere ad un altro essere umano almeno per i prossimi 20-25 anni (se non di più viste le condizioni lavorative che peggiorano sempre di più). I ragazzi che capiscono di non poter garantire un futuro dignitoso a questi bambini, semplicemente evitano di farli. Sono 2,8 milioni di persone che oggi non fanno figli in Italia perché hanno difficoltà economiche ed incertezze lavorative. In particolare questa percezione di precarietà lavorativa è più marcata nelle donne rispetto agli uomini (13,6% contro il 4%), mentre quella economica è all’inverso (39,3% per gli uomini e 27,6% per le donne).
Naturalmente su questo ha un suo peso specifico il fatto che le donne che decidono di fare un figlio vengono spesso escluse o comunque ghettizzate nel mondo del lavoro. C’è poi anche il problema legato alla cura dei genitori anziani. L’Istat ha stimato che l’11,5% dei ragazzi rinuncia a progetti genitoriali per occuparsi dei propri genitori. Insomma il discorso gira e rigira è sempre lo stesso ed è di natura economica. Un vecchio detto diceva che i soldi non comprano la felicità ed è vero, ma noi ci aggiungiamo che alla fine comprano tutto il resto.
I ragazzi di oggi non hanno soldi per mantenersi e per pagare qualcuno che si occupi dei propri genitori. A quel punto decidono di rinunciare all’unico “costo” che possono tagliare dalla loro vita: i figli. Oggi troppo spesso sentiamo in TV e sui social persone adulte lamentarsi dei giovani e del loro modo di vivere, ma ci siamo mai chiesti se questa loro vita l’hanno scelta o gli è stata imposta dalla società in cui si sono ritrovati? Oggi un bambino italiano che futuro avrebbe? Non sa nemmeno se i suoi genitori arriveranno mai alla pensione. Che senso ha procreare per il solo concetto di farlo se non si può garantire al nascituro un minimo di dignità in futuro? Se oggi in Italia è crollata la natalità non è per mancanza di voglia, ma per senso di responsabilità di questa generazione.
Non date la colpa alla cultura se non si fanno più figli: non abbiamo nulla da offrirgli
Antonio Russo
